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Quando Gucci ti rovina la vita

La moda di fare film sulla moda è tornata di moda. Qualche anno fa fu il tempo del geniale “Il Diavolo Veste Prada”, pochi mesi orsono dell’esuberante “Sex And The City” e ora ecco approdare nelle sale il nuovo capitolo sulle fashion victim tratto dall’indiscusso successo di pubblico e critica firmato Sophie Kinsella.
“I Love Shopping” ripropone, in chiave hollywoodiana, le disavventure della giovane e brillante Rebecca Bloomwood, giornalista in erba, alle prese con amori in bilico, disavventure creditizie, intrighi lavorativi e tanto, tanto shopping.

La chiave umoristica e disimpegnata con la quale si affronta una pellicola alla quale non si pretende di assegnare alcun altro scopo, nasconde in parte quello che si può intravvedere come una realistica fotografia della società consumistica odierna, in cui l’apparenza conta, e a volte ben più della sostanza. Becky, per quanto divertente macchietta, è una compratrice compulsiva, ammalata di shopping e incapace di affrontare le problematiche legate alla propria dipendenza, che la porterà inevitabilmente a guastare relazioni interpersonali e sostenibilità finanziaria.
Per quanto sommersa, questa matrice interpretativa non può passare completamente inosservata agli occhi di uno spettatore che non si accontenta di essere abbagliato da lustrini e paillette.
Non a caso, difatti, la produzione della pellicola è stata affidata al maestro dei blockbuster d’oltreoceano Jerry Bruckheimer, come a voler eliminare definitivamente ogni proposito di riflessione.

E se invece è di moda che dobbiamo parlare, non possiamo esimerci dal riconoscere il notevole talento di Patricia Field, costumista e designer per gli abiti dei protagonisti, anche se non si può negare che “Sex And The City” militi in tutt’altra categoria. Ad affiancare i due protagonisti, la scanzonata Isla Fisher e l’algido Hugh Dancy, un cast di riconosciuto prestigio che comprende tra gli altri Joan Cusack e John Goodman, due icone di goliardia.
A garantire il successo della pellicola, anche un’abile operazione di marketing che comprende, tra l’altro, la pubblicazione de “la compilation più trendy del momento” e la più banale ristampa – in 3 diverse edizioni?! – del libro. Cosa desiderare di più?

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