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Guai a scomodare un mostro sacro!

C’era bisogno di scomodare un mostro – neanche a dirlo – sacro come Dino Risi e proporre un remake del suo classico “I Mostri”? A giudicare dalla mostruosità che si perpetua (o si acutizza?) nella società contemporanea, la risposta potrebbe essere soltanto: sì!

“I Mostri Oggi” è all’apparenza un film tremendamente trash. Ripensandolo poi, con più indugi, alla luce della pellicola di Risi le prospettive sono due: la blasfemia oppure l’attualizzazione.
Blasfemia perché con “I Mostri” eravamo davvero di fronte ad un piccolo gioiello, in cui il genio degli attori protagonisti – Gassman e Tognazzi – dava splendidamente corpo a una critica della società nitida e spietata. E quando si riprende un classico del genere, purtroppo, il rischio è altissimo, in quanto il confronto col vecchio diventa un po’ un automatismo. Per esempio, pur con tutta la simpatia e il talento di Abantantuono, Bisio, Panariello, Ferilli e soprattutto Finocchiaro, l’accoppiata Gassman-Tognazzi è pressoché intoccabile. Anche l’emblematicità degli episodi del film del 1963 – risultato prima di tutto di una grande regia – nel caso di Oldoini va molto a perdersi.
Ma, si diceva, si può scegliere anche la strada dell’attualizzazione: come la società cambia, anche un film cosiddetto sociale deve cambiare con lei. E se, dopotutto, i nostri sono anni di estrema volgarità e precipitazione del gusto, perché non sostituire ai motivi musicali di Vianello ed Endrigo i più squallidi motivetti radiofonici? E così via. Il ragionamento non fa una grinza, dopotutto.

C’è però il sospetto che non sia proprio una scelta voluta, se non altro per l’incapacità di trasformare i pur interessanti spunti – il bullismo femminile, la sperequazione fra ricchi e poveri, il divismo – in episodi memorabili. Insomma, guai a disturbare i classici dalla loro lucentissima teca di vetro. Come per il sole, meglio goderne da lontano.

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