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Quattrocento colpi, tutti d’autore

La prima e la più autobiografica delle opere di Truffaut è un urlo di libertà, di umanità, di sentimento puro; è un’opera tanto importante quanto gradita, che ha dalla sua parte il Gran Premio per la miglior regia al Festival di Cannes e una nomination all’oscar per la miglior sceneggiatura originale
Siamo al primo appuntamento con Antoine Doinel, un ragazzino di 14 anni che vive con i genitori e dorme a terra in corridoio. Per sé né una stanza, né quell’amore che solo ad una famiglia si potrebbe chiedere.
Antoine è lasciato in balia dell’autoeducazione, di quella malsana quanto realistica vita che si conduce quando sono i tuoi coetanei ad assistere alla tua vita. Non è di certo un ragazzo modello, marina la scuola per rifugiarsi nei cinema, commette piccoli furti. Ma sarà proprio il riformatorio a offrirgli la possibilità di entrare in pieno nella vita, vera ed essenziale, di un adolescente a Parigi.
Regole non dettate, come quelle dei genitori, o mal dettate, come quelle del riformatorio, fanno luce sull’unica vera scena pregna di vita. La corsa di Antoine coi capelli al vento è il vero manifesto della Nouvelle Vague e della poetica del regista francese. La storia colpisce, il racconto si fa seguire senza noia, né affanno, ma che bello, che bello quando ad impressionare è uno sguardo!
“I Quattrocento Colpi” lancia senza saperlo Truffaut nell’olimpo dei grandi. E lo fa nonostante sia un’opera prima, nonostante quel regista sia appena passato dietro al ciak dopo un’onorata carriera tra i Cahiers du Cinema.

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