Home > Recensioni > I’M A Cyborg, But That’s Ok

Elogio della Follia

Una lieve e anticonvenzionale storia d’amore in manicomio tra Young-goon, convinta di essere un cyborg, e Il-soon, che crede di poter rubare la personalità degli altri. Il loro legame rimarrà sospeso tra le fantasie dei “matti” e la realtà non sempre benevola che li circonda. Park Chan-wook si allontana dai temi che l’hanno reso famoso con un doppio salto mortale che sorprende per inventiva e freschezza: il regista non si limita a spiazzare il pubblico penetrando nei territori della commedia, ma opera anche un sovvertimento del genere, narrando in modo sbilenco e bizzarro una storia di amour fou (è il caso di dirlo), tutta basata su una percezione alterata e folle della realtà. Da un lato, ben venga tutto ciò: ci sono momenti in cui lo stile sempre imbattibile di Park va a nozze con queste immaginazioni deviate, catapultando lo spettatore in un mondo “altro”, inventandosi due adorabili protagonisti e costruendo, apparentemente dal niente, esplosioni di emozione intensa. D’altra parte, però, il film troppo spesso sfocia nell’inconcludenza, perdendosi dietro a una serie di bizzarri comprimari (un po’ in stile ‘Amélie’) che poco aggiungono ad una storia che per un lungo tratto procede per accumulo senza andare da nessuna parte. Tutt’altro che un passo falso, sia chiaro: “I’m A Cyborg” è semmai il prodotto imperfetto di un regista che osa mettere alla prova il proprio talento e il proprio successo con opere libere, personali, fuori dagli schemi.

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