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“Vertigo” alla turca al Festival di Roma

Inizia col botto il concorso del Festival del Film di Roma. La coproduzione europea diretta dal turco Tayfun Pirselimoglu è la prima grande sorpresa di questo festival, un film perfetto da più punti di vista.

Un uomo e una donna lavorano come tuttofare in un ristorante, forse una mensa, un luogo di cui vediamo solo le cucine e gli sgabuzzini, solo la parte nascosta invece di quella “aperta al pubblico”. È una metafora visiva che attraverserà l’intero film. I due si piacciono, tra silenzi e incertezze s’incontrano, stanno insieme, lui assomiglia molto al marito detenuto di lei. Da questo spunto si dipana una storia che unisce al realismo degli ambienti e della messa in scena un gusto per il citazionismo cinematografico mai esibito e mai gratuito.

Gli attori, Ercan Kesal e Maryam Zaree, bravissimi, si trovano ad interpretare almeno due personaggi ciascuno, alla ricerca di una nuova identità che sembra portare un miglioramento delle proprie condizioni di vita ed invece puntualmente diventa un nuovo scalino disceso verso il basso.

Un cinema, quello di Pirselimoglu, dedicato a tutti quelli che cercano il realismo al cinema, credendo erroneamente che in una storia di finzione si possano rintracciare elementi semidocumentaristici. Qui l’ambientazione è iperrealista (ci sembra di percepire persino gli odori, lo stantio di umili case, l’umidità che invade ogni angolo) ma la realizzazione è squisitamente cinematografica, debitrice della lezione di tanti diversi maestri. L’attore principale è il primo serio candidato al Marc’Aurelio.

OneLouder

“La donna che visse due volte” realizzato da un essere mitologico metà Kaurismaki e metà Haneke. Di Hitchcock e del suo maggior capolavoro ritroviamo l’ossessione per una propria personale idea di felicità, di Kaurismaki la passione per i loser silenziosi e che comunicano più con gli sguardi che con le parole, di Haneke la freddezza compositiva delle inquadrature, con una macchina da presa sempre immobile e distante il giusto dagli avvenimenti. Un gran film, in definitiva.

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