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  • Il Bambino Con Il Pigiama A Righe

    Diretto da Mark Herman

    Data di uscita: 19-12-2008

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L’amicizia al di là delle barriere. Letteralmente

Infanzia, nazismo, produzione Disney e uscita a ridosso delle feste natalizie potrebbero costituire preoccupanti presagi: che una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo possa essere piegata ai fini del sentimentalismo facile e dell’incasso è un’ipotesi deprecabile. Ma è rassicurante constatare che una riflessione simile sia propria anche del regista Mark Herman e della produzione: “Il Bambino Con Il Pigiama A Righe” è forse una favola, ma sicuramente non una favoletta.

Come il bestseller di John Boyne da cui è tratto, il film è ambientato in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Bruno è il figlio di un soldato nazista a cui viene affidato un incarico di rilievo fuori città; il bambino è così costretto a seguire la famiglia in una isolata abitazione di campagna. Mentre il padre si dedica in modo sempre più costante al lavoro e la sorella coltiva la fede nel nazismo, lui esplora una zona proibita dietro alla casa e scopre una strana fattoria in cui abitano contadini in pigiama. L’amicizia segreta con un coetaneo al di là del filo spinato si sviluppa in parallelo alla crescente sfiducia della madre per il lavoro del marito.

La ricostruzione fedelissima dell’ambiente e dei costumi sono gli elementi di contesto per un racconto che viene sviluppato in modo classico, senza colpi di testa registici, che fa della sceneggiatura il proprio elemento cardine. E se può far pensare a una favola, lo fa per gli elementi più profondi e duri: la scoperta del proibito, la paura, la perdita della fiducia nella figura paterna. Oltre a questi temi vengono inoltre sollevati interessanti interrogativi sulla consapevolezza degli orrori dell’olocausto da parte dei contemporanei.

Spicca in particolar modo l’interpretazione di Vera Farmiga, nei panni della madre di Bruno, così come la gestione del personaggio all’interno del film: con la scoperta della vera natura del campo di prigionia dietro casa e del ruolo del marito, la donna perde la propria compostezza e sprofonda nella disperazione; ma il suo dolore non ruba mai la scena all’amicizia di Bruno e Schmuel. Ciò che limita il film è invece, paradossalmente, lo scarso realismo del soggetto: i bambini compiono azioni decisamente visibili a ridosso della recinzione di un campo di sterminio, una situazione così anomala che non può essere resa del tutto credibile neppure dalla più fedele delle ricostruzioni.

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