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Visionarietà folle

Primo film in Concorso a passare sul tappeto rosso del Festival di Roma,
Il canone del male” del regista giapponese Takashi Miike apre col botto e sicuramente in maniera inattesa la kermesse. Miike è probabilmente il più prolifico regista vivente, viaggia da tempo alla media impressionante di uno/due film l’anno, e adatta il suo sguardo d’autore ai generi più disparati.

La scelta per la Selezione Ufficiale di un personaggio simile è di sicuro la prima marcata impronta del nuovo direttore del Festival Marco Müller, sinologo e da sempre appassionato di cinema e, più in generale, di cultura orientale. Il programma del suo festival ad una prima occhiata sembra molto interessante; c’è attesa per le varie proiezioni “a sorpresa”, una novità assoluta, nessun giornalista oggi all’Auditorium era ancora riuscito a rompere il muro di silenzio e a dare lo scoop dei titoli in anteprima.

Tornando a Miike, il film segna il suo ritorno al genere horror, già frequentato con ottimi risultati. In un liceo di Tokyo s’intrecciano le vite e le esperienze di un gruppo di adolescenti alle prese con i soliti (all’apparenza) problemi connaturati all’età: bullismo, imbrogli e sotterfugi nei compiti in classe, primi turbamenti sessuali. Punto di riferimento di tutti è il professor Seiji Hasumi, che fa da mediatore tra ragazzi, genitori e altri insegnanti. Ma il professor Hasumi non è quello che sembra…

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Miike si diverte a ribaltare tutti i luoghi comuni del genere, dando libero sfogo alla sua folle visionarietà. Fotografia impastata e dai toni quasi flou, stile piano, la prima parte lancia tutte le premesse, riuscendo tuttavia a far emergere un’aria malsana di fondo giocando semplicemente sulle relazioni tra i personaggi, ambigue fin da subito. Basta una sigaretta che lentamente rotola verso una bottiglia di plastica piena di cherosene, inquadrata in primissimo piano, per passare dall’altra parte dello specchio. Dopo il breve, ma significativo, segmento “americano” l’ultima ora è un lungo incubo sanguinolento e assolutamente senza alcuna via di uscita. E attenzione al finale: il sesso salverà il mondo!

Riguardatevi il primo “Scream” di Wes Craven e poi di nuovo questo film: capirete l’assoluta rivoluzionarietà di approccio di un cineasta pur così formalista come Miike. La giuria non gli darà nessun premio, ci potete scommettere, il pubblico chissà…

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Contro

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