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Tunisi 1942

Karin Albou, al secondo lungometraggio dopo “La Petit Jérusalem” premiato a Cannes nel 2005 per la miglior sceneggiatura, dirige due giovani attrici (Lizzie Brocheré e l’esordiente Olympe Borval) in un film che indaga il rapporto tra due adolescenti di Tunisi, durante l’occupazione nazista del 1942. Nour (Borval) è musulmana e innamorata di Khaled, ma non potrà sposarlo fino a che il giovane non avrà trovato un lavoro. Myriam (Brocheré) è ebrea sefardita e vive con la madre Tina (la stessa Karin Albou) sognando l’amore perfetto. L’occupazione nazista cala un velo oscuro su questo scenario umano costringendo tutti a scelte difficili e dolorose e mettendo a dura prova il rapporto fra le due giovani.

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Se si respira il movimento della Storia nel film della Albou, questo è efficacemente filtrato dalle grate, dagli usci, dalle volte dei cortili, riportato sempre ad una dimensione domestica, familiare, interpersonale. E ciò è buono, perché la Storia dovrebbe sempre essere affiancata dalle storie, umane e particolari.
Buona la prima parte, peggiore la seconda dove la separazione delle giovani e il perseguimento di linee narrative autonome non riesce a mantenere l’omogeneità dell’attenzione.
Belli e non convenzionali i colori freddi dell’inverno tunisino.

Pro

Contro

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