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  • Il Castello Errante Di Howl

    Diretto da Hayao Miyazaki

    Data di uscita: 09-09-2005

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I tanti castelli dell’espressione artistica

Con “Il Castello Errante Di Howl”, tratto da un libro di Diana Wynne Jones, Hayao Miyazaki sfodera la sua anima più occidentale. L’ambientazione è infatti una città in pieno stile europeo, dal treno fumante della prima sequenza – chiaro richiamo alla rivoluzione industriale – fino al maestoso palazzo reale e alla cura dei dettagli rivolta all’abbigliamento e alle acconciature dei personaggi femminili. Miyazaki, come già in “Kiki – Consegne A Domicilio” e in “Porco Rosso”, saccheggia sempre un po’ di Europa quando si addentra nel tema dell’arte e della magia, da sempre binomio indissolubile della sua poetica. “Howl” è infatti la storia di Sophie – nome che, non a caso, significa in greco “conoscenza” – una ragazza che lavora in un negozio di cappelli e che viene trasformata dalla Strega delle Lande in una vecchia di novant’anni. La sua unica speranza è incontrare il mago Howl e spezzare così l’incantesimo. Ecco che Sophie si ritrova all’interno di un percorso di formazione al contrario: colpita in un solo momento da tutto il peso dell’esperienza e dell’età sarà lei a guarire se stessa e il mago Howl, un ragazzo vanitoso ed egocentrico che vive all’interno di un enorme castello, egregiamente disegnato e animato.
Il film, estremamente profondo e complesso dal punto di vista dei significati e delle relative interpretazioni, riprende l’atteggiamento anti-manicheista di Miyazaki e lo amplifica, tanto che davvero è difficile per lo spettatore cogliere chi siano i buoni e chi i cattivi. Probabilmente, come già ha insegnato il regista giapponese in pellicole come “Nausicaa Della Valle Del Vento” e “Principessa Mononoke”, non esiste un’unica verità, e tutti i maghi protagonisti di “Howl” rappresentano solo una delle tante vie in cui l’uomo può rapportarsi all’universo della fantasia, dell’immaginazione, e quindi dell’espressione artistica.

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