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Il Cattivo Tenente – Ultima Chiamata New Orleans

Cattivi ma con stile

Un poliziotto scoppiatissimo (Nicholas Cage), e con grande senso dello humour, arresta gli spacciatori per fregarsi la droga, entra a far parte di una gang per pagare i debiti di gioco, e fa a pugni per la fidanzata (Eva Mendes), prostituta tossica. Tutti questi casini convergeranno inaspettatamente nella risoluzione di un caso di omicidio, e il bravo tenente Terence McDonagh, disintossicato e sulla via della redenzione dall’ alcool, riceve anche la promozione.

Liberamente ispirato al film omonimo di Abel Ferrara, che non ha gradito molto (“Spero che questa gente muoia all’inferno – ha dichiarato in passato con il suo irresistibile gusto per la provocazione – magari perché la loro macchina salta in aria”) “Il Cattivo Tenente – Ultima Chiamata New Orleans” è la nuova e inaspettata creatura di Werner Herzog. Film piacevolissimo, intelligente, quasi indefinibile per il suo essere a metà tra poliziesco e commedia (tra il brillante e lo schizoide), a-hollywoodiano.

Con una grande prova attoriale di Nicholas Cage, poliziotto molto meno eccessivo, livido e osceno rispetto al suo fratello cinematografico interpretato da Harvey Keitel, ma molto più simpatico e realistico. Herzog ci fa capire che il realismo scaturisce dalle parti più visionarie del film, le allucinazioni dovute alla droga – l’ iguana con le fauci spalancate, sulla quale è stata montata la colonna sonora, sembra che canti, ed è una chicca di musical visionario. E paradossalmente, queste scene sono anche quelle che richiamano maggiormente il lirismo rigoroso del maestro tedesco, in trasferta hollywoodiana. L’ elemento di novità è lo humour tagliente.

Qui al Lido cominciano già a levarsi cori acclamanti “Herzog Leone D’ Oro!”, ma il film non può essere così facilmente dichiarato vincitore. Per l’ aver scelto una prospettiva originale nel racconto della vita di quest’ uomo, poliziotto-tossicomane, senza scadere nella provocazione gratuita, o nella commedia facilotta, o negli stereotipi del thriller, Herzog si riconferma una volta di più uno dei registi più interessanti a livello mondiale.

Piera Boccacciaro (7/10)
[PAGEBREAK] Il cattivo remake

Sì, d’accordo, non chiamatelo remake. Eppure il confronto tra “Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans” e il film originale del 1992 è inevitabile. Perché i due maestri Abel Ferrara e Werner Herzog, pur nell’assoluta diversità delle loro poetiche, sono in fondo animati da una visione del cinema comune, fondata sullo sperimentalismo radicale e sull’ossessione per le questioni spirituali e metafisiche.

Ferrara ha realizzato con il suo maledetto film newyorkese una vera e propria parabola cristiana con tutti i crismi evangelici (peccato, sacrificio, pentimento e redenzione), dove il mostruoso tenente Harvey Keitel incarnava una pulsione assoluta e irrazionale verso il male.

Cosa accade invece nel film di Herzog? Accantonati quasi del tutto i riferimenti religiosi (che rimangono quasi solo come appendice folklorica legata alla nuova ambientazione di New Orleans)
il “nuovo” cattivo tenente Nicolas Cage pare quasi una marionetta che gira a vuoto, senza essere animato da alcuna urgenza o giustificazione, finendo per risultare solo ridicolo e grottesco.

Il sospetto è che questa volta il regista si sia adagiato su un progetto su commissione, confezionato in maniera convenzionale (lo sceneggiatore William Finkelstein era stato dapprincipio reclutato per una serie tv), e dove anche la violenza e le situazioni estreme si spingono solo fino a un certo punto per non urtare la sensibilità del grande pubblico.

l risultato è quindi un classico poliziesco hollywoodiano, che alla sporcizia underground del film di Ferrara preferisce una confezione laccata e ricolma di star (Eva Mendes è credibile come sgualdrina esattamente quanto Xzibit è credibile come gangster). Herzog riesce a concedersi solo pochi momenti di libertà registica e, come di consueto, li concentra tutti nella rappresentazione dei luoghi e della forze della Natura. Ma non basta. Forse un documentario su New Orleans (e sull’uragano Katrina) avrebbe prodotto risultati migliori…

Roberto Castrogiovanni (5/10)

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