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Italiani a Parigi

C’è ormai una sorta di pregiudizio sul regista Michele Placido da parte della maggior parte della critica italiana. E dobbiamo anche dire che, in passato, il Nostro ha fatto di tutto per meritarselo: “Ovunque sei” e “Il grande sogno”, ad esempio, sono film palesemente non riusciti, ambiziosissimi negli intenti per poi bruciare irrimediabilmente come le ali di Icaro nel risultato finale.

Ma da quando non si vedeva un italiano (pur in trasferta parigina) realizzare un poliziesco come questo? Sorta di remake non ufficiale di “Heat – La sfida”, “Il cecchino” — fuori concorso al Festival del Film di Roma — si apre con un’ottima scena di rapina, che denota un certo gusto europeo nella declinazione action di una situazione dove soprattutto Hollywood ha attinto a piene mani. Rapina che non va per il verso giusto, e che porta da una parte e dall’altra di un tavolo da interrogatorio il commissario Daniel Auteuil e il capo della banda Mathieu Kassovitz, i due magnifici interpreti principali. Da qui in poi si dipana una trama a volte inutilmente ingarbugliata, ma tesa e serrata, infarcita di tradimenti, ambiguità, febbrili passioni, persino un cenno di denuncia sociale nell’analizzare i fantasmi personali dei reduci dalle guerre “sante” del famigerato Bush Jr.

Avercene di film di genere così, che recuperano la nobile tradizione del poliziottesco all’italiana dei Lenzi e Di Leo; Placido è dovuto invece emigrare in Francia, ad innestare il suo contributo nell’ancor più nobile tradizione del Polar d’Oltralpe.

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Pur con qualche difetto di sceneggiatura, Placido questa volta supera la prova. Tutto già visto altrove e anche meglio, per carità, ma la mano dell’attore/regista di Ascoli Satriano è qui ferma e sicura, dipingendo tra l’altro una figura di criminale romantico e, a suo modo, idealista come non si vedeva da un po’ (aiutato da un Kassovitz fenomenale, che spicca su un cast comunque dall’alta qualità media).

Un invito a Placido: lasci perdere i presunti tentativi autoriali e si dedichi al cinema di genere tornando a farlo in Italia. Ne abbiamo un gran bisogno.

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