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Il sogno di libertà sulle tracce di “Crêuza de mä”

Tratto dalla “favola del viaggi” o della gente genovese lungo i mari e dentro il cuore dell’irrequietezza primordiale del disco “Crêuza de mä” di Fabrizio De Andrè, “Il Colore del Vento” ne riprende il tema centrale, il viaggio appunto e narra di uomini che vanno per mari per non lasciar spegnere la febbre dell’inquietudine o semplicemente perché non c’è riscatto alla miseria di certe vite, né riposo per quell’insofferenza arcaica che è “l’andar per mari”. È il film documentario di Bruno Bigoni che ha volutamente allargato i confini di “Crêuza de Mä”, partendo idealmente da Barcellona e toccando le coste di Tangeri, Bari, passando per la Tunisia, il Libano, Lampedusa e Dubrovnik e approdare infine a Genova. Sono vite che prendono vivido vigore sull’acqua che incrociano popoli e culture, intrecciando presente e passato. Ogni scalo è una città ed ogni città una storia.

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Attraverso porti di conoscenza a volte passeggera, altre permanente nel tempo, si svelano le storie di donne e uomini del passato che hanno fatto dei loro drammi intimi e delle loro fatiche quotidiane la propria forza. La comunione e la commistione di vite e culture che si compenetrano e rinsaldano sulla condivisione di storie che travalicano i confini grazie alla forza del mare che solca ogni limite geografico, culturale e sociale. Il mare diviene spettatore di segreti e confessioni, tacito uditore e custode attento di angosce e tradimenti. Le vite toccate da forti drammi, squarciate da guerre terribili guardano al mare con timore e speranza, consapevoli del dolce dolore che può rendere loro, inghiottirli o restituirli a nuova vita.

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