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Il confine fin dentro noi stessi

Presentato al Torino Film Festival e ora in dvd per la Dolmen Home Video con un’edizione ricchissima di contenuti extra, “Il Confine” di Stefano Mordini esplora, in 70 brevissimi minuti, la realtà degli immigrati musulmani in Italia.
E lo fa partendo dalla milanese moschea di viale Jenner, con momenti di preghiera collettiva così come con dense storie individuali. È il caso, per esempio del tunisino Saadi Passim, residente a Milano col costante timore di essere rimpatriato in patria e qui arrestato.
“Il Confine” è un documentario incentrato sul genere umano. Donne, uomini, bambini: ognuno ha la propria storia da raccontare e ognuno ha la propria definizione di se stesso da difendere o, al contrario, decostruire. Protagonisti virtuali, oltre ai musulmani intervistati, sono al contempo anche gli spettatori italiani che si ritrovano, diversamente da quanto accade nei telegiornali nostrani, faccia a faccia con i pensieri, le teorie e le recriminazioni a cui gli immigrati vorrebbero dar voce. Idee che però molto raramente trovano un’adeguata cassa di risonanza.
Quella che Mordini propone, invece, è una prospettiva coraggiosamente sbilanciata dalla parte dei musulmani in Italia, ed è forse proprio per questo che è in grado di catturare e scuotere la coscienza sociale dello spettatore italiano.
Molto è merito, comunque, anche delle capacità prettamente cinematografiche di Mordini, che, attraverso silenzi, particolari, riprese in movimento, sa come guidare l’occhio dall’atmosfera tutta privata della moschea fino all’orizzonte di Malpensa solcato dagli aerei.
Confine politico. Confine sociale. Confine della coscienza. Ogni confine sfuma e contemporaneamente si accende, all’interno di questo documentario. Sotto la luce del riflettore ecco allora che appaiono tutte le ferite del pregiudizio e del “terrore” targato nuovo millennio. Ferite tutt’altro che rimarginate.

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