Home > Recensioni > Il fondamentalista riluttante

Est e ovest

Changez (Riz Ahmed) è un ragazzo pakistano che a diciotto anni si trasferisce negli Stati Uniti per studiare. Ha talento, è giustamente ambizioso e ben presto fa carriera come analista finanziario. L’11 settembre mette in discussione tutto: il suo ruolo nella società americana (basta il suo volto a renderlo un indesiderato), il rapporto con l’amata Erica (Kate Hudson) e quello con la famiglia e il paese d’origine. Anni dopo, tornato in Pakistan e sospettato di appoggiare le rivolte studentesche, racconta la propria storia a un giornalista americano (Liev Schreiber).

Se apri la Mostra del Cinema di Venezia con un film che parla del fondametalismo islamico, tratto da un romanzo di successo, con co-produzione internazionale e destinato a un vasto pubblico, il rischio è alto. E se in passato hai già vinto un Leone d’Oro, le probabilità di essere giudicata con anomala severità aumentano.

OneLouder

Alla prima proiezione per la stampa è stato appalusito ma “The Reluctant Fundamentalist” di Mira Nair non è un’opera capace di suscitare vero entusiasmo. Malgrado la durezza e la complessità della vicenda il film si mantiene sempre morbido, il cast alterna alti e bassi, il racconto appassiona ma la regia non turba. Eppure, date le premesse, è una scommessa vinta: perché per due ore abbondanti Nair mette in scena lo scontro tra mondo orientale e mondo occidentale senza troppe forzature banali ma rappresentando il fascino di entrambe le culture, i loro punti di luce e quelli d’ombra.
La violenza in “The Reluctant Fundamentalist” non è generata dalle differenze ma da incastri storici, politici e sociali che gli individui singoli riescono a comprendere solo in parte. Non c’è salvezza né soluzione positiva. E questo, per un film che nasce senza pretese se non quelle di raccontare una storia interessante sul mondo di oggi, è già molto.

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