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Il “romanzetto lumpen” di Alicia Scherson

Il cinema italiano è tornato a provare metodi produttivi quasi caduti in disuso, come la coproduzione internazionale. È il caso di “Il Futuro“, che batte bandiera italiana, cilena, spagnola e tedesca. La produzione si è trovata in mano i diritti di “Un romanzetto lumpen” di Roberto Bolaño prima della scomparsa dello scrittore e del successivo boom editoriale, e per anni ha cercato di mettere su una trasposizione. Ci riesce oggi affidando la regia alla conterranea dello scrittore Alicia Scherson, che piomba a Roma da aliena ed estranea, ed il suo sguardo “altro” rimane la cosa più interessante di un film nel complesso modesto.

Recitazione dozzinale su dialoghi davvero mal scritti, una voce fuori campo che riprende i brani del libro (tutto narrato in prima persona dalla protagonista) che non riescono a integrarsi quasi per niente in maniera fluida nella narrazione, effetti fotografici a tratti imbarazzanti e l’elenco potrebbe continuare.
Rimane l’immagine di una Roma che fonde per una volta centro e periferia in maniera armonica, con l’occhio della Scherson che ci mostra scorci ed angoli davanti ai quali magari passiamo ogni giorno senza rendercene più conto. Ma non può bastare a salvare un’operazione fondamentalmente sbagliata, che mischia sguardo autoriale, volti noti e culto di più pubblici e generazioni (Hauer e Vaporidis) e voglia di romanzo popolare senza riuscire a dosare nulla.

OneLouder

Rutger Hauer interprete dei vecchi peplum e simbolo del vecchio cinema nel ruolo di Maciste è l’unica cosa che rimane di un film per il resto parecchio mediocre, che soprattutto fallisce nell’imbastire dialoghi che dovrebbero approfondire i personaggi, ed invece ce li rendono sempre più misteriosi. Togliendo la protagonista interpretata da Manuela Martelli, che nella seconda parte riesce a focalizzare su di sé e sulle sue nudità (di corpo ma anche d’anima) la nostra attenzione, non si capiscono le motivazioni psicologiche di tutti gli altri, e non è cosa da poco.

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