Home > Recensioni > Il Grande Gatsby

Correlati

Gatsby non colpisce al cuore

Gli anni Venti incontrano gli anni Dieci del ventunesimo secolo, e lo fanno attraverso uno dei personaggi più intriganti della letteratura americana. Baz Luhrmann sceglie per il suo nuovo lungometraggio il personaggio del “Grande Gatsby”, simbolo dell’età dell’oro degli Stati Uniti – anni in cui, complice l’esplosione di Wall Strett, tutto sembrava possibile.

Il film ripercorre fedelmente il romanzo di Francis Scott Fitzgerald e ruota tutto intorno alla figura di Jay Gatsby, giovane ricchissimo dal passato e dalla fortuna misteriosi. A narrare la sua tragica vicenda è Nick, che lavora in borsa ma ha l’ambizione della scrittura e tutto, anche nel film, è visto attraverso i suoi occhi: prima meravigliati, poi sempre meno ingenui e sempre più partecipi.

A dare il volto al “grande” Gatsby troviamo Leonardo DiCaprio, nei panni del narratore Nick Carraway, invece, Tobey Maguire, mentre Daisy, l’oggetto dell’ossessione di Gatsby, è Carey Mulligan.

OneLouder

Tanto capace di creare scene memorabili e intense quanto di servire, a conti fatti, film annacquati e straordinariamente piatti. Dopo “Australia”, Baz Baz Luhrmann ci riprova ma si dimostra nuovamente fuori forma. Visivamente “Il Grande Gatsby” ha momenti davvero eccelsi, ma a parte questo – o forse proprio a causa di questa maniacale attenzione all’immagine – i personaggi sembrano burattini senza vita e le emozioni non scorrono attraverso di loro. Ci si salva quando vengo letti direttamente i brani di Fitzgerald, per noi nella traduzione di Fernanda Pivano… ma così il gioco è troppo facile.

Pro

Contro

Scroll To Top