Home > Recensioni > Il Grande Racket

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Shoot ‘em up all’italiana

La prima mezz’ora coinvolge senza tregua, con il gruppo di pessimi e odiosissimi estorsori del racket che fa il giro degli esercizi commerciali per pretendere pizzi e nel caso menare o sfasciare tutto.
Poi la sceneggiatura subisce un paio di lievi zoppicamenti e forzature, che tuttavia in questo caso si diluiscono e vengono assorbiti dall’insieme del resto.

Perché Castellari riesce a confezionare un film-gioco ben calibrato nelle varie parti e nei diversi toni, che passano da scene molto forti di stupri a situazioni di divertimento puro nella loro schietta inverosimiglianza.
Inoltre, tralascia le velleità sociologiche, se non quelle strettamente necessarie al dispiegamento della trama, come il comportamento ambiguo dei rappresentanti processuali e dei superiori del maresciallo impersonato da Testi.

OneLouder

Prendersi troppo sul serio, per questo genere, spesso evidenza i limiti di film che, per premere sulla spettacolarità, semplificano e generalizzano i contesti.
La declinazione vincente di Castellari è puntare scopertamente sul divertimento, e come di consueto sull’azione e sulle sparatorie, qua accompagnati da un ottimo ritmo globale.
Buona anche la gestione del cast, con il gruppo di vendicatori che può rivaleggiare con i personaggi del “maledetto treno blindato”.

Pro

Contro

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