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Il raddoppiamento della minaccia femminile

Il detective Philip Marlowe è assunto dal generale Sternwood per indagare su un ricatto in cui è implicata sua figlia Carmen. Viziata e corrotta, la ragazza viene coinvolta in un delitto, ed anche la sorella maggiore, la bellissima Vivien, sembra nascondere più di quanto voglia ammettere.

Tratto dal romanzo di Raymond Chandler e sceneggiato, fra gli altri, dalla penna micidiale di William Faulkner, “Il Grande Sonno” è uno dei capisaldi del poliziesco. Impossibile raccontare la trama: un intreccio pazzesco di rivelazioni e colpi di scena talmente vertiginoso che persino gli attori si lamentarono dell’incomprensibilità di alcuni passaggi. In realtà la storia, peraltro costruita su un congegno narrativo impeccabile, conta quel tanto che basta per dare ad Humphrey Bogart e a Lauren Bacall la possibilità di risplendere sullo schermo in tutto il loro fascino.

Tra interni torridi e fumosi ed esterni battuti dalla pioggia o avvolti dalla nebbia, l’universo de “Il Grande Sonno” è la rappresentazione delle paure maschili nell’immediato dopoguerra: un mondo capovolto fatto di criminali, ricattatori, gangster, pornografi, giocatori d’azzardo, e dominato in modo dilagante dalla “putrida dolcezza della corruzione”. In questo universo la minaccia principale proviene dalle donne: svincolate dai ruoli convenzionali di moglie e madre, le donne sono mine vaganti, pericolose seduttrici ancor più avide e spietate degli uomini. Nelle figure delle scatenate sorelle Sternwood, la ninfomane Carmen e l’ingannevole Vivien, il film di Hawks articola un raddoppiamento della minaccia femminile, rendendo ancora più instabile l’universo dell’eroe.

“Il Grande Sonno” diventa così la proiezione del sogno maschile di dominio sulla donna e di trionfo sulle forze del male. Detective malinconico e solitario, Marlowe si aggira incontrastato per le strade di un girone infernale, imponendo la propria ironia cinica e disincantata e i propri metodi schietti e veloci. In questo sogno di onnipotenza e rivalsa, tutte le donne sono sensuali e disponibili, pronte al flirt e all’allusione sessuale: Marlowe sa che ogni donna potrebbe essere sua, gioca a fare il seduttore per poi respingerle. E alla fine sceglie la donna che più gli assomiglia: decisa, tenace, forte e astuta, Vivien è la versione al maschile di Marlowe e come tale appaga il suo inguaribile narcisismo.

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