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La vita (non) è un film

Se con “Essere John Malkovich” Charlie Kaufman si era limitato a plasmare un plot surreale, marcatamente ironico e fieramente ambizioso, con “Il Ladro Di Orchidee” lo sceneggiatore si insinua in un labirinto di macchinosi intrecci tra cinema, letteratura, vita vera e immaginata. Usare l’abusata definizione di “film nel film” sarebbe, in quest’occasione, davvero riduttivo. Kaufman prende in prestito non solo le vite di Susan Orlean e John Laroche ma anche la propria e quella di un ipotetico fratello gemello (entrambi gli alter ego di Kaufman sono interpretati da Nicolas Cage) per poi riscriverle, drammatizzarle, infarcirle di metafore stratificate e facendone infine un modello esemplare dell’esistenza umana.

Uno spaventoso guazzabuglio nel quale però, imprevedibilmente, non ci si perde, ma anzi ci si ritrova. Kaufman si racconta infatti con sincerità e con assorta serietà, prende in esame se stesso non solo per porsi domande – sarebbe troppo facile – ma trovando, tassello dopo tassello, delle risposte.

Risposte forse supponenti, discutibili, opinabili, dettate da un’altrettanto discutibile e totalizzante volontà ordinatrice. Eppure, è innegabile che tali risposte siano necessarie. Necessarie affinché il film trovi una forma, una giustificazione. Un senso, appunto.

Non ci si può ostinare a considerare la vita come un percorso insensato quando persino qualcosa di minuscolo come l’impollinazione dei fiori da parte degli insetti risponde ad un disegno naturale di geometrica precisione. È sbagliato desiderare di raccontare il vuoto quando il mondo è così pieno.
La Terra vive una costante evoluzione verso la perfezione: l’uomo non può esserne escluso.

Ecco ciò che Kaufman impara. E se si tratti del Kaufman vero o di quello cinematografico, questa è forse l’unica domanda a cui la pellicola non può rispondere.

OneLouder

Kaufman, Kaufman. Doppio Kaufman.
Troppo Kaufman? E Spike Jonze? Lui c’è eccome. Così come c’è Nicolas Cage, raramente così credibile e viscerale.
E poi c’è Meryl Streep. E tanto basta.

Pro

Contro

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