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  • Il Mattino Ha L’Oro In Bocca

    Diretto da Francesco Patierno

    Data di uscita: 29-02-2008

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Perché scomodare Jack Nicholson?

Liberamente tratto dal romanzo “Il Giocatore” di Marco Baldini, popolare conduttore radiofonico di “Viva Radio 2″ in coppia ormai inscindibile con Fiorello, il film narra la storia di Marco, talentuoso dj che alla fine degli anni ’80 viene catapultato da Firenze a Milano, in un mondo elettrizzante ma colmo di responsabilità. Preso dal panico, e in preda alla febbrile voglia di “andare al massimo”, diventa uno scommettitore, puntando sui cavalli somme sempre più consistenti, ed entrando in un vortice che lo porterà, costretto dagli strozzini, a scavare la propria fossa. Il resto è storia nota, e il film giustamente ce la risparmia.
L’opera si presenta come un romanzo di formazione, il cui protagonista è una sorta di moderno Pinocchio che si vende persino la madre per ottenere credito: ci sono il Gatto e la Volpe, interpretati dai fratelli di Michele Placido, Donato Placido e Gerardo Amato, c’è il babbo e c’è la fatina, che non ha più i capelli turchini ma rossi e fuma, mastica chewingum alla cassa di un’agenzia di scomesse ippiche. Elio Germano – Marco Baldini – è perfetto sia nei momenti comici che in quelli drammatici. Anche Laura Chiatti, nonostante quell’aria un po’ frivola, si presenta come una delle attrici più brave della sua generazione. Il tono del film è quello della commedia amara, che strizza l’occhio al pubblico dei venti-trentenni, grazie ad una ricostruzione molto “cool” della “Milano da bere” di fine anni ’80 – inizio anni ’90, e grazie al marchio riconoscibilissimo di RadioDeejay che per prima si accorse del talento di Baldini, conduttore di punta della sgangherata Radio Fantasy (radio locale fiorentina), e che, con ancora maggiore lungimiranza, sperimentò l’accoppiata con Fiorello in “Viva Radio Deejay”. La storia è girata con mano agile e lieve, che sa verniciare la superficialità di fondo con una narrazione veloce e ben oliata. Intendiamoci, meglio così rispetto ad un drammone concentrato sulla malattia del gioco, magari con Elio Germano tutto tormento nei piagnistei alla “Nessuna Qualità Agli Eroi”.
Ma a questo punto le motivazioni aristiche che hanno spinto a girare il film diventano sempre più deboli.

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