Home > Recensioni > Il Nemico Del Mio Nemico – Cia, Nazisti E Guerra Fredda
  • Il Nemico Del Mio Nemico – Cia, Nazisti E Guerra Fredda

    Diretto da Kevin Macdonald

    Data di uscita: 25-07-2008

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Un imprenditore del terrorismo

Il regista scozzese Kevin MacDonald, ai più noto per il pluripremiato “L’Ultimo Re Di Scozia”, torna a dirigere un documentario con “Il Nemico Del Mio Nemico”, analisi della vita e delle opere del “Macellaio di Lione”, Klaus Barbie.

Nonostante il nome da bambola, il terribile ufficiale dell’esercito del Fürer è conosciuto per le torture perpetrate durante la Seconda Guerra Mondiale nei confronti dei partigiani francesi. Quello che ci mostra MacDonald nei suoi 85 minuti ricchi di bianco e nero è soprattutto ciò che è accaduto a Barbie dopo gli eventi narrati sui libri di storia. O meglio dovremmo dire ciò che Barbie ha continuato ad ordire, non senza la collaborazione di governi europei e non, alle spalle della popolazione francese (e mondiale) desiderosa di giustizia.

Il nemico del mio nemico è proprio il macellaio, che assieme a molti altri esperti squadristi e guerrafondai, ha collaborato per anni con la CIA e i governi occidentali per fronteggiare la principale minaccia percepita per l’ordine del mondo capitalista: il comunismo. Il nemico del mio nemico diventa perciò mio amico, tanto da proteggerlo per anni, farlo fuggire in Sud America quando la situazione si scalda troppo e, addirittura, permettergli di costituire un regime militare, rifornendolo di armi e munizioni. Pratica, questa, che si è ormai più volte rivoltata contro il governo americano.

Questo, in sintesi, quanto vuole mostrarci MacDonald, con un punto di vista sì chiaro e deciso, ma che non dimentica le altre posizioni. Molte sono le interviste che si alternano a foto e filmati d’epoca, a coprire diverse decadi del dopoguerra: se sovente sono concordi, possiamo ascoltare anche le parole di amici, conoscenti e della figlia dello stesso Barbie, per non trascurare un lato umano che non può che emergere in conclusione.

Il documentario si mantiene perciò equilibrato e resta in ogni istante nei confini dettati dal genere, senza concedersi libertà che un tale soggetto potrebbe difficilmente sopportare. La credibilità viene altresì supportata da una narrazione efficace e mai tediosa, propria di mani sapienti che dimostrano di fare attenzione a tutti i particolari di cui un prodotto di questo tipo può necessitare per dirsi riuscito.

La domanda è: quanto a lungo ci ricordiamo degli orrori visti su pellicole come questa o come “Gomorra”?

Scroll To Top