Home > Recensioni > Il Papà Di Giovanna

Inconscia ossessione

Bologna, 1938. Michele Casali, insegnante, è improvvisamente gettato nella tragica vicenda che vede la sua unica figlia adolescente coinvolta nel delitto della sua migliore amica. Giovanna (Alba Rohrwacher) uccide per gelosia, che sia la stessa che nutre nei confronti di una madre (Francesca Neri) più bella e tanto distante?
L’infermità mentale le eviterà il carcere. La presenza del padre le eviterà la solitudine. Trascinare con sé una persona anche nell’errore e navigare insieme nel mare dell’illusione, vuol dire Amare?

Pupi Avati porta a Venezia un altro padre dopo l’Abatantuono de “La Cena Per Farli Conoscere” e il terzo insegnante dopo Carlo Delle Piane in “Una Gita Scolastica” e Neri Marcorè ne “Il Cuore Altrove”. Stavolta, però, spetta ad un bravissimo Silvio Orlando (meritatissima la Coppa Volpi alla Sessantacinquesima) il ruolo più difficile: costretto ad ammettere ai suoi giovani studenti – immagine del suo quotidiano rapporto col mondo – l’inadeguatezza di una figlia che vorrebbe felice, a tutti costi. A qualunque costo.

Saranno i suoi benevoli tentativi a fare da trampolino di lancio per il più grande errore della vita di Giovanna, sarà il rapporto speciale instaurato con lei sin dall’infanzia a tenere lontano una madre tanto diversa. Come in tutti i grandi amori, tocca alla cecità fungere da coltello. Come in ogni ferita, il sangue scorrerà sporcando ciò che tocca.

Il papà di Giovanna è menzionato nel titolo, e Orlando sarà la figura costante dell’intera pellicola, l’ombra della figlia, anche quando è rinchiusa in un manicomio. Il vero difensore anche quando è la stessa Giovanna a confessare l’omicidio di un’amica che l’ha tradita.

È il 1945, la guerra è finita e Giovanna torna a casa. Salgono i sensi di colpa di un padre che vede additare la figlia ad ogni passeggiata. Recuperare la normalità è un’impresa da accompagnare con medicinali. La madre è quell’incomprensione non detta, quel legame poco cercato e mai costruito.

Un inconscio bipolare che ha i volti di un padre e di una madre. Un dialogo continuo e un ininterrotto silenzio. Lo sbaglio e la possibile soluzione. La presenza e l’assenza. La comprensione è l’abbandono. L’amore e l’appartenenza, che in fondo un po’ si somigliano.

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