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Peccato per la sceneggiatura!

Dal 1986 e dalla candidatura all’Oscar per la direzione de “Il Bacio Della Donna Ragno” sono trascorsi circa vent’anni. E da Hector Babenco – regista, sceneggiatore e produttore cinematografico argentino con un’interessante carriera alle spalle – è lecito aspettarsi sempre qualcosa di buono. Se non anche di più.
“Il Passato”, in effetti, comincia molto bene. Rimini e Sofia si separano dopo dodici anni di unione. Mentre Rimini non ha difficoltà a riprendere in mano la propria vita e a uscire con altre donne – anzi, pare che non aspetti altro! – Sofìa, rimasta da sola a condividere le vecchie fotografie che l’ex marito non vuole spartire con lei, inizia un viaggio sempre più profondo e angosciante nell’ossessione e nella follia.
Nel linguaggio che Babenco sceglie per questa pellicola, a farla da padrona è sicuramente la luce. Una luce che lascia volentieri in ombra cose e personaggi, conferendo al visibile una profondità e una solennità che hanno tutto il sapore delle vecchie foto in seppia. E, sempre con forte valenza semantica, è la luce ad accompagnare, aprendosi, i momenti più belli della rinascita di Rimini, così come, ritornando ad essere funebre dispensatrice di ombre, le punte più tragiche della catabasi conclusiva.
Fin qui tutto molto buono, se non ottimo. È la sceneggiatura, purtroppo, il grande – grandissimo – difetto de “Il Passato”. Tratto da un libro di Alan Pauls, il film vorrebbe indagare le diverse reazioni degli individui rispetto alla psicologica zavorra del passato, ma finisce invece per buttarsi a capofitto nell’esasperazione delle situazioni più assurde, senza lesinare, oltretutto, punte di volgarità.
Eccezionale, invece, l’edizione home video che, oltre al canonico trailer cinematografico, presenta anche un lunghissimo “Making of”, denso di interviste e retroscena gustosi. Meglio del film in sé, è il caso di dire.

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