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Aculei in videotape

A più o meno due anni dal sorprendente successo editoriale de “L’Eleganza Del Riccio”, ecco che il romanzo di Muriel Barbery fa capolino anche sul grande schermo. E tutto rimane in patria. A far prender corpo alla piccola Paloma, undicenne scontrosa e coltissima che pianifica un suicidio il giorno del suo compleanno, è infatti la regista esordiente Mona Achache. La storia di questa inquietante ma adorabile ragazzina, della triste e solitaria portiera Renée Michel, e del ricco, gentile e affascinante gentleman giapponese Kakuro Ozu, rimane quindi a tutti gli effetti un successo targato solo e unicamente Europa. E non è certo cosa da poco.

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Rischioso tradurre in immagini un libro così tanto amato – e venduto. Ma Mona Achache non cade nei tranelli più comuni: ripercorrere pedissequamente la narrazione scritta oppure stravolgerla e arrischiarsi in personalissime interpretazioni autoriali (territorio più adatto a veri “maestri” del grande schermo). Grazie ad alcune pennellate personali, “Riccio” si mostra per quello che è: un buon film. Alla faccia delle polemiche dell’autrice del libro!
Paolo Valentino

“L’Eleganza Del Riccio” racconta una storia molto semplice, realistica ma dai toni un po’ favolosi, che trova la sua ricchezza nelle sfumature, nei particolari, che poi sono quelli che danno spessore ai personaggi. È significativo che Paloma, anziché intervenire sempre con la voce fuori campo, abbia con sé una vecchia videocamera, che restituisce il suo sguardo sul mondo. Anche i suoi disegni che si animano danno un tocco poetico, forse troppo esplicito. Il modo in cui sbroglia gli occhiali che si sono impigliati nei capelli, per metterseli sul naso, è una trovata semplice, ma mica male. Una bella storia, dotata di una grazia un po’ ingenua, al limite del didascalico.
Piera Boccacciaro

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Contro

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