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L’Italia che si spezza… anche al cinema

Molto aveva fatto discutere alla sua uscita il saggio “Il Sangue Dei Vinti” di Giampaolo Pansa, reo, secondo l’Anpi e parte della sinistra italiana, di aver rievocato le violenze compiute dai partigiani, specialmente in occasione del 25 aprile, ai danni degli italiani repubblichini. E quindi non potrà che far nuovamente discutere la versione cinematografica proposta, in chiave nazional-popolare, dal regista Michele Soavi.

Il cast è quello di un grande sceneggiato televisivo. E, come si scoprirà minuto dopo minuto, non soltanto il cast. Protagonista è Francesco Dogliani, interpretato da un Michele Placido decisamente sottotono, poliziotto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, decide di indagare su un caso di omicidio che ha tutto il sapore del giallo – e non certo d’autore. Al suo fianco i fratelli: il partigiano Ettore e la repubblichina Lucia.
Insomma, ad essere rappresentata è l’Italia divisa in due, quella dei fratelli che si uccidono fra di loro, della violenza che viene sia da una parte sia dall’altra. Un tema di grande importanza, che magari non farà piacere ai rossi duri e puri, ma che comunque rappresenta una pagina della nostra Storia da non sottovalutare.

Tanto il soggetto è interessante, tanto la pessima realizzazione ne fa un prodotto incredibilmente scadente. Incredibilmente perché tutto fa pensare a una fiction televisiva, a partire dal logo “Rai Fiction” sulla locandina: la composizione del cast, la recitazione piatta, i dialoghi didascalici, le imbarazzanti riprese in esterno. E soprattutto la sceneggiatura, in cui tutto succede esattamente come te lo aspetteresti. Probabilmente in tv “Il Sangue Dei Vinti” avrebbe sortito un effetto diverso, di certo migliore, ma al cinema, fortunatamente, la cattiva qualità è ancora in grado di emergere al primo sguardo.

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Dov’è il logo di Rai Uno? Ma soprattutto quando danno la pubblicità? Poi qualcuno mi avverte: siamo al cinema, non davanti alla televisione. L’imbarazzo maggiore è vedere Michele Placido, solitamente attore più che dignitoso, ridotto a pronunciare frasi patetiche e del tutto fuori luogo. Bocciato, insomma. E non certo per la scelta del soggetto, forse l’unico aspetto lodevole di questo baraccone semi-cinematografico.

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Contro

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