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  • Il Vento Fa Il Suo Giro

    Diretto da Giorgio Diritti

    Data di uscita: 08-05-2007

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Un film da vedere, una lingua da ascoltare

Pasoliniano e coraggioso, Giorgio Diritti ha regalato al cinema italiano quello che è stato il vero fenomeno della scorsa stagione cinematografica, ora in un’edizione home video impreziosita da un intenso backstage di oltre trenta minuti. “Il Vento Fa Il Suo Giro” ha scovato infatti direttamente nelle borgate alcuni dei suoi interpreti, e anche quelli che borgatari non erano necessariamente si sono dovuti calare nel ruolo, dal momento che finzione e realtà corrono qui su un traliccio davvero molto molto sottile.

E pasoliniana è anche la grande attenzione rivolta all’aspetto idiomatico della socialità. La pellicola di Diritti è infatti ambientata a Chersogno, un minuscolo paese delle valli Occitane in cui ancora si parla la lingua d’oc. È qui che Philippe, professore di filosofia ritiratosi alla vita selvaggia, arriva con moglie e figlii per condurre una delle attività più naturali per un uomo di montagna: il capraio. Se all’inizio i pochi abitanti del villaggio – perlopiù anziani – lo accoglieranno positivamente, nonostante qualche riserbo, sarà col passar del tempo, man mano che le capre del francese diventeranno sempre più invadenti, che la gente del posto comincerà a mostrare astio e sentimenti vendicativi nei riguardi dell’uomo, sfoderando un egoismo e un attaccamento alla proprietà spesso rivoltanti.

“Sono proprio strani questi italiani” si ritrova a dire la moglie di Philippe, ferita dall’atteggiamento dei suoi neo compaesani.
Ed è anche Diritti a suggerircelo: non è più terra, questa, per nutrire le radici. La natura è fatta solo per le vacanze, per la pausa dalla vita vera, come dimostra il miracoloso ripopolamento che il paesino subisce con l’arrivo della bella stagione – paese fisarmonica e paese ferito, insomma.

Certo, “il vento fa il suo giro e ogni cosa prima o poi ritorna”, ma è anche vero che alcune cose, invece, non ritornano più. Chi custodirà i segreti della lingua, aggregatore sociale per eccellenza? Chi salverà questa realtà dal suicidio cui si è diretta?

Tante domande, qualche suggerimento, ma anche uno sprone – dato a denti stretti – ad invertire il senso di marcia, fin quando è ancora possibile. Il film di Giorgio Diritti è questo. E in tempi in cui tanto si parla di radici europee e identità culturale, non può che essere visto, letto. E soprattutto ascoltato.

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