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Genitori deprecabili

Quello del “Padre-che-pensa-più-al-lavoro-che-ai-figli” non è (con ogni probabilità) il migliore dei topoi cinematografici che il cinema d’oltreoceano ci abbia regalato, anche se l’impressione è che nel Nuovo Mondo questo tema sia piuttosto sentito, a partire da “Mary Poppins” sino al più recente “Bugiardo Bugiardo”.
“Immagina Che” si colloca in questo filone senza troppa fantasia, condito da interpretazioni decisamente poco memorabili e tentativi di rivalsa che, in ultima analisi, risultano falliti.

Evan Danielson (Eddie Murphy) è un consulente finanziario brillante e dotato, stacanovista al punto da sacrificare il suo matrimonio e le attenzioni per la figlia Olivia (Yara Shahidi) alla sua splendida ed esemplare carriera. Le cose però stanno per cambiare.
Il nuovo arrivato Johnny Whitefeather (Thomas Haden Church), con il suo modo di fare eccentrico ed estremo sta letteralmente rubando la scena ad Evan, che tenta senza successo di contrapporre la sua professionalità ai modi di fare istrionici del suo avversario. Come se questo non fosse abbastanza, la sua ex moglie Tricia (Nicole Ari Parker) sembra intenzionata a costringerlo ad assolvere i suoi doveri di padre. La svolta arriva quando (in)aspettatamente Evan scopre che le Fate, amiche immaginarie di Olivia, sembrano essere in grado di prevedere l’andamento della borsa…

Questo è più o meno il punto in cui la pellicola perde ogni speranza di originalità che era riuscita a coltivare: il lato magico della faccenda viene di fatto accantonato senza alcun tentativo di sviluppo ed alla fine, fra finti indiani, bambini strafatti di Red Bull, possiamo assistere all’epifania del protagonista che, nell’ordine, gode del fallimento del nemico senza averlo sconfitto, si trasforma in un genitore modello e ottiene una promozione dal suo capo.

OneLouder

Eddie Murphy probabilmente non è mai stato un genio, quantomeno un tempo era in grado di divertire. Questa sua nuova interpretazione invece è moscia, non convince mai fino in fondo né in verso né nell’altro, senza far ridere né riflettere. È molto probabile che il genere “intrattenimento per famiglie” offra qualcosa di meglio, questo film ad ogni modo non vale il prezzo del biglietto.

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Contro

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