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Un sogno a redini strette

Dopo il capolavoro – perché no? – “Il Cavaliere Oscuro”, Christopher Nolan torna alla ribalta con una storia difficile da raccontare: un po’ film surrealista, un po’ thriller, un po’ pellicola di spionaggio. Dom (Leo di Caprio) ha la capacità di entrare nei sogni di altre persone, come nei propri, e di scendere a diversi gradi di sogno, fino agli abissi più insondabili dell’inconscio. Una capacità le cui potenzialità sono annusate dall’industriale Saito, che lo assolda per penetrare la mente di Robert Fischer Jr, erede di un impero finanziario, con lo scopo di convincerlo a frammentare le proprietà del padre. Avrà però da affrontare anche un terribile senso di colpa, legato alla morte della moglie, che ancora lo perseguita attraverso i suoi stessi sogni.

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Poteva essere un capolavoro ma, diciamolo subito, non lo è proprio. A cavallo tra “Matrix” e “Avatar”, le prime sequenze paiono più che una promessa, tra atmosfere dense di mistero e una fantasia registica purtroppo ormai rara. Però, ma mano che si avanza coi minuti, tutto tende a essere fin troppo spiegato, annacquato, sempre più prevedibile. Spettacolare sì, certo. Coinvolgente, anche. Ma perché tarpare le ali alla libertà del sogno e dell’incoscio?

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Contro

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