Home > Recensioni > Into paradiso

Il paradiso nella convivenza forzata

In una Napoli multietnica, s’intrecciano i destini di Alfonso, scienziato appena licenziato, Vincenzo, politico in ascesa grazie a particolari “amicizie”, e Gayan, affascinante ex giocatore di criket che arriva in Italia convinto di trovare il paradiso. I tre disagiati si ritrovano a condividere, giocoforza, una catapecchia eretta abusivamente sul tetto di un palazzo nel cuore di un quartiere srilankese della città. Situazioni paradossali al limite dell’irreale determinano una tragicomica ed esilarante coabitazione. Costretti dalla morsa di una convivenza forzata, i tre scopriranno di essere molto simili, e l’amarezza costante della vita sfumerà in una più consapevole accettazione del proprio destino, trovando nel caso beffardo la loro più grande fortuna: una sconfinata amicizia.

OneLouder

Ogni cosa può essere esaminata da una prospettiva ribaltata. È quello che fa, egregiamente, Paola Randi: il focus si sposta e si coglie il disagio esistenziale dovuto al cambiamento inaspettato che colpisce nell’indole, falsa la prospettiva, determina il continuo divenire. Non più sicurezza e spavalderia, uniche note che musicano il proprio raggio d’azione, bensì lo straniamento dovuto alla destabilizzante condizione dello straniero nel ventre della propria terra. Il defluire delle cose è incredibile ed incontrollato nella condivisione obbligata di spazi tra gente che proviene da mondi diversi. Echi di pop-art che determinano un’esperienza onirica interiorizzata, esaltata attraverso il sogno ad occhi aperti.

Pro

Contro

Scroll To Top