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L’innocenza di Padre Carlo nel disordine italico

Missionario in Africa, padre Carlo torna dalla sua famiglia per una pausa di riflessione spirituale. Qui, tra fratelli coltelli, un padre che deraglia per la badante moldava, una nipote in piena depressione emo, follia condominiale, cocaina strisciante, prostitute, magnaccia e Lara, ragazza dai mille misteri, sentirà presto nostalgia del continente nero. Ma toccherà a lui mettere ordine nel disordine italico.

“Io, Loro E Lara” è il trionfo di Carlo Verdone attore: nel ruolo di un uomo perbene in lotta con una società occidentale demente, distratta e disastrata, il comico romano non rinuncia alle sue facce memorabili ma va ben oltre il bozzettismo clericale e costruisce un ritratto sentito e partecipe di grande umanità. Circondato da una schiera di attori di prim’ordine ad ognuno dei quali, da bravo direttore d’orchestra, concede formidabili assoli, Verdone ritrova l’ispirazione dei suoi film migliori e regala un sagace affresco familiare e una bella fotografia dell’Italia di oggi.

Il suo talento registico tuttavia non è direttamente proporzionale alla grandezza come comico e Laura Chiatti, pur bellissima, non ha la maturità per rendere organico un ritratto tanto complesso e multi-sfaccettato. Se poi la cinepresa indugia fin troppo gratuitamente sul suo volto in posa da vamp a beneficio della webcam e degli spettatori, ecco che torniamo a sentire il bisogno di uno sguardo più sottile, maturo e strutturato dietro la macchina da presa.

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Dopo il passo falso di “Grande, Grosso E Verdone” il comico romano torna a fare centro con un racconto denso, sincero e profondamente morale. La partenza è un po’ stentata, il ritmo va e viene, ma una volta che il meccanismo è oliato e i destini dei personaggi si incrociano, si ride a più riprese in modo scoppiettante, intelligente e mai volgare. E non è poco.

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