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Fantascienza, horror e la paura americana

È mai possibile che non passino due anni consecutivi senza che esca un film in cui l’umanità viene spazzata via da virus, terremoti, zombie, alieni, esplosioni solari? “Io Sono Leggenda” sta a metà tra horror e fantascienza ed ha il merito di esplorare la psicologia de “l’ultimo uomo sulla Terra” attraverso la perfetta interpretazione di Will Smith (interessante laddove prevale il non-detto, fastidiosa laddove si rimane esterrefatti di fronte alla scoperta che persino l’ultimo uomo sulla Terra non riesce a star zitto due minuti). Un’ora di puro spettacolo, giocato su di una suspance in grado di costruire uno stato d’angoscia permanente, prima di scadere nella più bieca retorica di genere, in cui interviene addirittura la Fede come unica possibilità di salvazione, non disgiunta dalla Scienza (ed è impossibile rimanere seri di fronte ad un’esaltata Alice Braga convinta che esista una comunità di sopravvissuti “perché me l’ha detto Dio!”). Mirabile lo scenario post-apocalittico di una New York marcescente e vuota, surreale, come una casa abbandonata che a poco a poco viene divorata dalle ortiche, soldatesse discrete di una Natura che si riappropria di se stessa. La scena di Smith che gioca a golf su una portaerei della Marina, padrone di un mondo “a-umano”, sarà anche una gran pacchianata, ma ha il suo fascino. Ma perché poi s’infila sempre il Dio “Action”, che impone un fucile e una lotta spietata del buono e vincente contro “il nemico” (in questo caso schifosi zombie con la faccia di Voldemort, il famoso antagonista di Harry Potter nella fortunata “serie” cinematografica) riproponendo la solita solfa dell’uomo che deve salvare il mondo, anche in questo caso, in cui sono tutti morti?
Il film, oltre ad essere una creatura che trasuda migliaia di dollari ad ogni inquadratura, è anche pretenzioso. La fantascienza è infatti utilizzata come allegoria e il virus è quello del terrorismo che s’infiltra nel corpo sociale sano di una nazione che non sa più come esorcizzare le proprie paure.

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