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Eroi si diventa

Squilli di tromba riecheggiano nell’aria per l’avvento nelle sale cinematografiche dell’ennesima avventura firmata Marvel che, come ampiamente dimostrato dalle precedenti esperienze, non delude aspettative di pubblico e incassi.
Luci puntate in questa occasione sul tanto atteso Iron Man, partorito dalla mente di Stan Lee, Jack Kirby, Larry Lieber e Don Heck nel lontano 1963 e oggi nuovamente alla ribalta grazie alla trasposizione cinematografica ad opera del regista Jon Favreau. Correva l’anno 2006 quando le prime indiscrezioni sulla realizzazione del film iniziarono a insinuarsi nella mente dei fan dell’uomo di ferro, fomentando attesa e fibrillazione, critiche e sospetti circa la scelta dei protagonisti e le tempistiche di realizzazione.

A più di due anni di distanza ecco approdare sul grande schermo il primo (e probabilmente non l’unico) episodio della saga del miliardario Tony Stark, magnate dell’industria bellica americana, alle prese con le insospettate conseguenze del proprio lavoro. In occasione di una dimostrazione in Afganistan, Tony viene ferito e catturato da un gruppo di terroristi che lo costringono a fabbricare in una settimana il potentissimo missile fiore all’occhiello della Stark Industries. Grazie al suo brillante ingegno, Stark riesce a sfuggire ai suoi aguzzini utilizzando l’armatura costruita in vece dell’arma richiesta.
La consapevolezza dell’accaduto e l’orrore della devastazione cui ha assistito scalfiscono indelebilmente la coscienza di Tony, che, una volta rientrato, decide inderogabilmente di dedicare le proprie forze alla salvaguardia dei più deboli, nascosto (ma neanche troppo a lungo) sotto la corazza di Iron Man.

Muscoli e anima: quale miglior connubio per un personaggio del genere, il tutto affidato a un Robert Downey Jr in piena forma, e non solo fisica. Sfacciataggine e arroganza, il fascino della superficialità, l’amore per le belle donne e l’interesse, quasi morboso, per se stesso trovano campo fertile nell’interpretazione di Downey che sembra, in alcuni momenti, inestricabilmente fondersi con il personaggio. Al suo fianco una ben poco convincente Gwyneth Paltrow, alle prese con il ritorno sulle scene dopo diversi mesi d’assenza e un ruolo che le calza a fatica. Lo scettro di cattivissimo spetta invece a un calvo e barbuto Jeff Bridges, sempre più attempato e, se possibile, sempre più bravo.

IronMan: super-eroe o super-uomo? Come fu Batman prima di lui, Iron Man sceglie di dar vita al proprio alter ego, non vi è obbligato da pressioni di forza maggiore.
Non sono i super poteri a costringerlo dalla parte dei buoni, ma una svolta radicale nel modo di concepire la relazione con il prossimo e nell’identificare nell’altro la propria missione. Più ancora che nell’iter evolutivo del pipistrello, in Stark si scontrano due realtà fortemente divergenti, caratterizzate prima dall’egemonia di egoismo ed egocentrismo, che si tramutano poi in totale dedizione alla causa. Non per altro la pellicola si concentra quasi interamente sull’evoluzione introspettiva del protagonista, dedicando solamente il climax finale alle scene strettamente d’azione.
Favreau ci regala, quindi, un super uomo che veste i panni del super eroe, non che li possiede per diritto di nascita.

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