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Je Suis Heureux Que Ma Mère Soit Vivante

Nessuno può giudicare Edipo

La Storia ha consegnato alla memoria diversi modi di abbandonare i figli degli uomini. Quello della modernità è affidare i propri figli intollerabili a persone che li fanno diventare i figli di altri uomini. Edipo per esempio, il bambino dai piedi gonfi figliastro del suo destino, venne esposto dal re di Tebe e adottato dal re di Corinto.

È una storia di adozione e di complessi familiari “Je Suis Hereux Que Ma Mére Soit Vivante” di Claude e Nathan Miller, rispettivamente padre e figlio, registi francesi allievi di Bresson, Godard, Truffaut (di cui il padre Claude portò a termine postumo il progetto “La Petite Voleuse”): Thomas viene abbandonato dalla madre, Julie, all’età di cinque anni insieme al fratellino e vengono adottati da due tranquilli genitori platonici.

Come capita molte volte in questi contesti, una volta giunta al culmine della crisi la convivenza con i genitori adottivi, Thomas andrà alla ricerca della vera madre, che nel frattempo ha un figlio piccolo, questa volta tenuto con sé e allevato. La trama apparentemente classica del genere viene sorretta da una riflessione interessante sull’Edipo compatto e risolto tragicamente nella sola figura della madre naturale e pentita: impossibilitato di uccidere il padre e sposare la madre, Thomas rovescia le conseguenze del complesso psicanalitico accoltellando la madre a sangue freddo.

Dopo la sopravvivenza tecnicamente poco plausibile di Julie, la conclusione sta in un tribunale dove la legge mostra evidenti difficoltà nel condannare per un tentato omicidio, come se non ci fosse niente di razionale sia da giudicare che nel giudicare. È impossibile condannare Edipo perché egli è nato già condannato.

È insensato e allo stesso tempo l’unica cosa possibile che Thomas dichiari di “essere contento che sua madre sia viva”. Fa male lo sguardo diretto di Thomas che inchioda lo spettatore, proprio come quello di Antoine Doinel sulla spiaggia, nei “Quattrocento Colpi” di Truffaut. Come una coltellata che non ti uccide.

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