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  • Jiro E L’Arte De Sushi

    Diretto da David Gelb

    Data di uscita: 28-11-2013

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Il lavoro come etica della vita

Non esiste, in traduzione, un termine adatto per shokunin; è possibile forse darne una definizione: un artigiano totalmente votato al proprio mestiere tanto da realizzare un prodotto che trascende il suo stesso lavoro per ambire alle vette dell’arte.

Il sushi di Jiro è espressione di una filosofia di vita che è tutt’uno con l’etica del lavoro e dell’onore tipicamente giapponese. L’atteggiamento è quello di un monaco, il lavoro è per lui vocazione e totale dedizione. La semplicità del sushi (riso e pesce) è incarnata dalla semplicità dell’artigianato di Jiro, un’arte del fare messa in pratica ogni giorno da una tecnica manuale che insegue la perfezione del gesto come la pratica delle arti marziali. Migliorare il tuo lavoro significa migliorare te stesso in uno sforzo continuo con le tue abilità: il lavoro è la tua vita, tu sei il tuo lavoro.

Gli apprendisti impiegano dieci anni ad imparare, il polpo va massaggiato per quaranta minuti, la realizzazione di un’omelette alla griglia raggiunge la perfezione solo dopo quattro mesi di tentativi e quando l’apprendista riceva l’assenso del maestro è commosso fino al pianto. L’abnegazione è il mantra di questi uomini, la dedizione totale nel rispetto di una tradizione anche scomoda ma da perseguire con silenzioso impegno: il figlio cinquantenne che la lunga vita del padre relega ancora a secondo, quando anche erediterà il ristorante sa già che dovrà, se ci riesce, diventare due volte più bravo di Jiro perché venga riconosciuto suo pari dai clienti. Ma è la tradizione a prevalere sulla competizione, accompagnata dal rispetto per le gerarchie e le regole sociali e soprattutto dal rispetto per il lavoro che si eredita.

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David Gelb, innamorato del suo protagonista e del suo ristorante, gli dedica un documentario improntato sulla stessa semplicità, ascolta le parole (poche) di Jiro e quelle più generose dei suoi collaboratori e figli. Un film speciale, frutto di numerosi incontri e centinaia di ore di girato, ridotte con un’ammirevole essenzialità a ottanta minuti.

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