Home > Recensioni > Juno

Sweet sixteen

“Juno” raggiunge gli schermi italiani sul cocchio dei vincitori, trascinando con sé un codazzo non indifferente di premi tra cui il premio al miglior film del Festival di Roma dell’anno passato e l’Oscar per la miglior sceneggiatura ottenuto lo scorso 24 Febbraio. Come tutti i film che i premi se li meritano non lascia indifferenti, se non altro per la verve umoristica che la sceneggiatrice Diablo Cody (pare fosse il nome che usava “quando vendeva il corpo per denaro”) dispensa generosamente attraverso la protagonista Juno MacGuff, una bravissima Ellen Page in odore di brillante carriera. La storia è di quelle che vanno molto in questo momento di riflessioni sull’aborto: una ragazza di sedici anni rimane involontariamente incinta di un suo compagno di scuola. Non volendo tenere il bambino si rivolge all’aborto, ma cambia presto idea e decide di darlo in adozione incontrando così la coppia formata da Mark e Vanessa Loring (Jason Bateman e Jennifer Garner). I due giovani sembrano ricchi e amorevoli, ma il loro rapporto poggia sulle uova e si sfascerà davanti agli occhi di una incredula Juno, costretta a rivedere il suo iniziale giudizio e la sorte del neonato oramai prossimo a venire.
Parte della forza di “Juno” sta sicuramente nella sceneggiatura e nel lessico anticonvenzionale della protagonista, capace di vestire il dramma di abiti leggeri e variopinti, spesso comicamente triviali, nonché nella regia di un promettente Jason Reitman (gia pupillo di Robert Redford e del suo Sundance Festival), figlio del noto Ivan e gia visto nel discreto “Thank You For Smoking”.
La spregiudicatezza della protagonista si scontra però con la sua scelta iniziale di non abortire, come se si fosse scelto di assumere una posizione un po’ forzata per non precludersi il consenso dell’audience più benpensante. In fondo il film non è altro che una riflessione sapida sul rapporto tra gli adolescenti e la necessità di crescere, nonché sulla incapacità di certi adulti di essere tali.
In Italia per esempio il movimento guidato da Giuliano Ferrara, facendo gran sfoggio di doti critiche, sta gia annoverando tutto il cast del film tra i sostenitori della moratoria sull’aborto da lui promossa. Chi scrive chiede però che il cast sia almeno interpellato.

Scroll To Top