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Il mattatoio di Brillante Mendoza

Poteva essere davvero un grande film questo “Kinatay”, grazie a un soggetto e un contenuto davvero interessanti… se solo la regia di Brillante Mendoza non avesse rovinato tutto.
Nonostante i pareri discordanti che giungevano dal Festival di Cannes di quest’anno, dove il film è stato presentato in concorso, Mendoza si è aggiudicato il premio per la migliore regia. Strano, ma vero, guardando questo film a mesi di distanza dalla sua vittoria.

“Kinatay” racconta ventiquattr’ore nella vita di Peping, studente di vent’anni che vediamo (durante il giorno) sposarsi con una ragazza ancor più giovane di lui che gli ha però già dato un figlio, ma che per guadagnare dei soldi facili per la sua nuova famiglia va ad accettare un lavoro (durante la notte) ben pagato, senza sapere quello a cui andrà incontro.

La regia di Mendoza accompagna il viaggio del giovane protagonista in maniera ripetitiva ed estenuante: punta su un tentativo di realismo assoluto che si rivela però molto costruito a tavolino e poco spontaneo.
Nemmeno le scene di violenza estrema della seconda parte riusciranno a ravvivare uno spettatore che faticherà enormemente a rimanere concentrato dopo un interminabile viaggio in automobile, mentre Peping e altri uomini stanno trasportando una prostituta appena rapita presso una casa isolata.
Qui verrà prima torturata, poi uccisa e, infine, tagliata a pezzetti: tutto questo mentre la regia di Mendoza prosegue il suo lentissimo corso.

Un vero peccato visto l’interesse della tematica e la possibilità di farne un’opera di importante denuncia sociale della criminalità delle Filippine: importanza che “Kinatay” non riesce a raggiungere a causa della compiaciuta messa in scena del suo regista, che riesce ad avere qualche guizzo soltanto nella parte iniziale in cui mostra le vicende quotidiane degli abitanti di Manila.

OneLouder

La grande delusione del Torino Film Festival: “Kinatay” è un film pretestuoso e arrogante, che oltre a irritare riesce anche ad annoiare molto.
Rimangono forti dubbi (almeno personali) sulle motivazioni del premio vinto sulla Croisette per la migliore regia.

Pro

Contro

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