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  • Kirikù E Gli Animali Selvaggi

    Diretto da Michel Ocelot, Benedicte Galup

    Data di uscita: 21-12-2005

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Un sequel superfluo

“Kirikù E La Strega Karabà” è un film che ha saputo creare un microcosmo narrativo e iconografico talmente ben riuscito, che è semplicemente logico che un sequel ne abbia, in qualche modo, incrinato la perfezione.
L’espediente con cui “Kirikù E Gli Animali Selvaggi” si apre, infatti, rivela immediatamente il suo essere qualcosa in più. E quindi superfluo. Con uno zoom in avanti – quando invece la caratteristica principe del primo capitolo della serie era proprio la bidimensionalità – ci ritroviamo al cospetto del nonno di Kirikù, il minuscolo bambino prodigio che ha salvato il suo villaggio dalla tirannia della perfida strega Karabà. E il vecchio saggio che ci dice? Il tempo a nostra disposizione nel primo racconto era troppo breve perché si potesse rendere conto di tutte le avventure accadute al nipotino, e allora eccoci qua pronti a riprendere la narrazione.

Le nuove avventure di Kirikù sono quattro e, come suggerisce il titolo, hanno a che fare con alcuni animali selvaggi. In realtà, si tratta di due sole bestie feroci: la iena nera, che distrugge gli orti, e il bufalo, che mette in pericolo le creazioni in argilla degli abitanti del villaggio. Nel terzo episodio, Kirikù sale invece sul capo di una docile e flemmatica giraffa che lo conduce alla scoperta delle meraviglie e dei paesaggi più suggestivi del continente africano. Nell’ultima storia, infine, gli animali non sono neppure contemplati e il piccolo Kirikù si ritrova finalmente a fronteggiare Karabà, colpevole di avere avvelenato tutte le donne della tribù.

Siamo di fronte – va detto – a una versione scialba e annacquata del primo capitolo. Non tanto per quanto riguarda i contenuti – interessante, per esempio, l’approfondimento dei mestieri tradizionali, come l’agricoltura e l’artigianato; l’amarezza è nel vedere l’inventiva e il rigore a cui Ocelot ci aveva abituati perdersi in un film d’animazione che non ha davvero nulla di particolare, a partire da un montaggio e da una scelta di campi che fanno della semplice efficacia narrativa la propria linea guida.
Un vero peccato.

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