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Generazione di genitori immaturi

L’incipit sembra girare tutto attorno alla figura del 14enne Siddharta, alla sua stravaganza, iniziando dal nome e finendo con le sue passioni: chitarra e internet. Ma con il proseguire del racconto ci rendiamo conto che il quadro è molto più vasto, ci sono molti personaggi, una famiglia allargata formata da una madre, due figli e due padri.

Il vero nucleo è lei, Silvia, interpretata in modo ottimale da Valeria Golino. Esternamente è l’immagine della donna moderna, bella, curata, un lavoro e due figli, ma nasconde molti segreti tutti racchiusi in un unico oggetto: la siringa che tiene nascosta nel beauty tra i trucchi. Donna emancipata ma triste, piena di difficoltà che non riesce ad esternare con i propri figli e con i suoi uomini, tiene tutti all’oscuro della sua seconda vita, e gli altri, sapendo già tutto tengono all’oscuro lei.

Ancora Roma, vista dall’alto su un elicottero sembra immensa e magica, ma quando le inquadrature scendono tra i sobborghi e i suoi abitanti tutto diventa più reale. Il titolo, sicuramente un po’ volgare, rispecchia il clima di quelle zone di periferia.

Forzato è l’inserimento di due uomini così estremamente diversi, Sergio Rubini, l’artista capelluto, e Stefano Dionisi, l’avvocato con molti soldi, per i quali l’unico punto di incontro e contatto è rappresentato dalla stessa Silvia.

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Solo una donna poteva essere la regista di un film nel quale le difficoltà di una donna-ragazza-madre vengono viste sotto ogni aspetto. Nessuna colpa viene data a Silvia, una madre troppo sola, debole e malata. Non c’è compassione ma puro realismo, si tocca con mano la sofferenza e si pensa che in fondo ognuno di noi ha i propri segreti racchiusi in un beauty.

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Contro

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