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  • L’arte Di Vincere

    Diretto da Bennett Miller

    Data di uscita: 27-01-2012

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Vincere, insieme.

Billy Beane è il general manager degli Oakland Athletics, squadra sull’orlo della catastrofe: nonostante un budget molto scarso e un approccio teorico/economico più che sportivo, cui nessuno dà credito, ne risolleverà le sorti, dimostrando che non sono i soldi né le individualità forti a determinare il successo di un gruppo, ma il lavoro di squadra.
Presentato al Toronto Film Festival, “L’Arte Di Vincere” (“Moneyball“) è tratto da una storia vera molto emozionante, che ci mostra un’altra faccia dello sport, in una metafora che è non solo sportiva ma quasi politica, sicuramente sociale; con un’ottima fotografia, un toccante Brad Pitt e un Philip Seymour Hoffman purtroppo sprecato.
Un film che ricorda per alcuni versi “Invictus”, nel bene e nel male.

“L’Arte Di Vincere” è stato una delle sorprese dell’autunno americano, osannato dalla critica e pluricandidato agli Oscar.

OneLouder

Brad Pitt, protagonista e produttore del film, ha raccontato di essere stato molto toccato da questo ruolo (e sì che di pellicola ne è scorsa da quando seduceva Geena Davis su un comodino) e di aver imparato da questo film quanto siano realmente importante la condivisione e la cooperazione, più che gli assi nella manica.
Il film è emozionante ma anche trattenuto, lo spettatore non arriva mai al punto di farsi completamente travolgere dal personaggio o dagli eventi; ne risulta un retrogusto amaro che fa perdere di forza al film.
Flavio Nuccitelli

È un insolito dramma sportivo “L’Arte Di Vincere”, intenso e galvanizzante, quanto costruito su un’idea drammaturgica antispettacolare: la tensione non è mai sul campo ma sempre lontano dalle partite, negli scontri verbali, nelle serrate compravendite dei giocatori, nella recitazione misurata del protagonista. Occhi puntati su Pitt dunque, qui in una delle sue prove più mature e convincenti, ma il vero asso nella manica è il sagace script di Zaillian e Sorkin, quest’ultimo già affilata penna di “The Social Network”. “Moneyball” non merita certo la pioggia di nomination ricevute, ma è realizzato con solido professionismo, è asciutto e non retorico, ed è percorso da una sincera vena malinconica che non guasta affatto.
Ferdinando Schiavone

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Contro

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