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  • L’Ospite Inatteso

    Diretto da Thomas McCarthy

    Data di uscita: 05-12-2008

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Un piccolo film per un grande attore

Walter Vale è uno stanco e impolverato professore di economia. Vedovo da cinque anni, conduce una vita ingessata e monotona in una cittadina del Connecticut. Un giorno, accettando malvolentieri di sostituire un collega a un convegno a New York, torna dopo anni di assenza nel suo appartamento in città, per trovarlo abitato da una giovane coppia di artisti, immigrati clandestini ai quali è stato affittato illegalmente. L’amicizia che nasce è per Walter l’inizio di una nuova e più autentica esistenza.

Con “L’Ospite Inatteso” Tom McCarthy firma la sua seconda regia dopo “The Station Agent”, del 2003, e conferma la sua vocazione per le storie semplici e un particolare attaccamento a personaggi che passano inosservati e non emergono dalla folla. Grazie ad attori bravi e molto misurati, l’incontro di Walter con il siriano Tarek e l’africana Zainab si trasforma in un’ottima occasione per parlare di un tema politico attuale e scottante, l’immigrazione, ma avvicinandolo da un punto di vista molto umano e intimista e senza mai scadere nella retorica o nel facile sentimentalismo.

Un approccio che è la vera forza di questo piccolo film, e che riflette totalmente l’esperienza dei suoi personaggi: quando Walter si stacca dalla sua vita immersa nei libri e nelle aule di università conosce una realtà che nessun convegno sull’economia globale poteva rivelargli, perché la vive sulla propria pelle, testimone impotente delle frustrazioni di chi, arrivato negli USA per vivere un’esistenza libera e pacifica, viene rifiutato da un sistema che è espressione, soprattutto dopo l’11 settembre, della paura e del pregiudizio generalizzati, e che dimentica e penalizza l’essere umano.

Richard Jenkins arriva al suo primo ruolo da protagonista per il cinema dopo una carriera da caratterista eccellente (prediletto dai Coen, fino all’ultimo “Burn After Reading”) ed è lui la vera rivelazione e sorpresa del film di McCarthy. La prima parte del film si regge tutta sulle sue spalle, o meglio sul suo volto impenetrabile e la sua recitazione a sottrarre, che ci invita continuamente a leggere tra le righe (e le rughe). Ottima anche la prova dell’attrice palestinese Hiam Abbas nei panni della madre di Tarek.

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