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Silenzio, si chiude il sipario!

Un omaggio al teatro. Perché la scena è la vita che si moltiplica.
1942: il Teatro Montmartre non ha più un direttore. Luca Steiner, ebreo ricercato dai nazisti, per tutti è fuggito in Sud America. A sostituirlo c’è la moglie Marion, celebre attrice, l’unica a sapere la verità sul rifugio del marito nella cantina del locale. Le prove della compagnia per la nuova pièce teatrale devono sorpassare gli ostacoli che i tempi di guerra pongono. Anche il pubblico deve fare i conti con la nazione occupata, ma malgrado ciò pare non perdere la voglia di assistere agli spettacoli, quasi come per esorcizzare una situazione di tensione e di degrado.
Più d’uno quindi i temi a cui Truffaut è chiamato a dare descrizione: un backstage teatrale, l’occupazione dei tedeschi e una dignità filmica da dare ad ognuno dei personaggi. Curatissima l’ambientazione storica, appaiono comunque più profondi la psicologia dei personaggi e il legame che tra loro si crea.
Un altro dietro le quinte, dopo “Effetto Notte”, meno sentimentale, nonostante i forti temi, ma sul finale si apprezza anche quella presunta superficialità che pare trasparire dallo scorrere della pellicola.
Una commedia drammatica. L’ultimo metrò passa alle otto e mezzo, giusto in tempo per il coprifuoco.

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