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Provaci ancora, Bertrand!

Truffaut amava le donne, e tanto. Anche Bertrand Morane le amava. E amava la letteratura. Qual miglior sunto delle sue passioni, se non un libro sulla sua vita e sul desiderio di sedurre e possedere quelle gambe, “compassi che misurano il globo terrestre, donandogli equilibrio”?
Il corteo del suo funerale è composto solo da donne. Un passo indietro ci racconta le avventure del conquistatore solitario, uno di quelli che ama piacersi e piacere, non per vanità piuttosto per necessità. Una necessità che non nasconde una profonda solitudine. Ingegnere all’Istituto di Meccanica dei Fluidi, riesce a rintracciare una donna dalla targa della propria auto. Ecco dunque che le prede diventano facili pedine da muovere a proprio piacimento. E vanno dalla commerciante alla babysitter, alla signora dell’autonoleggio. Rimane vittima del suo vizio. Investito da un’auto durante un inseguimento, finisce all’ospedale, dove per guardare le gambe di un’infermiera stacca i fili della trasfusione e muore.
Solitario perché senza famiglia, né amici. Conquistatore perché rifugge dall’amore, già provato e dolorosamente finito, per la propria incolumità. Bertrand è un pianeta di non facile scoperta, i suoi satelliti femminili nascondono non poche ferite. Dal rapporto con la madre fino al facile incontro con l’ultima preda, il film ci regala parole piene di consapevolezza che illuminano sul rapporto tra i due sessi. Nulla di scontato, benché si tratti di situazioni antiche quanto il mondo. E tanta autobiografia che, ancora una volta, mostra l’abile mano del regista francese, impegnato stavolta a riprendere un personaggio buffo nella sua quotidianità, tragico nel suo humor.

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