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Le conseguenze dell’omonimia

C’è un tema importante al centro dell’esordio di Paolo Sorrentino: il doppio, accolto sia nei suoi spunti metafisici che realistici. La vita dei due Pisapia scorre ognuna per conto proprio, realisticamente avulsa dall’altra, due storie simili però, due uomini che non hanno in comune soltanto il nome ma anche una parabola vitale al cui apice deve trovare, quasi per una legge fisica, una caduta. E successivamente – se possibile – la risalita.

Ed è qui che i due excursus inizialmente simili si divaricano, senza però prima convergere al massimo possibile, in un primo incontro fugace in strada e in un secondo catodico-metafisico, in cui le sconfitte dell’uno passano miracolosamente all’altro, incaricato di rendere giustizia a entrambi. Tony (Toni Servillo) e Antonio (Andrea Renzi) non sono accomunati solo dalle generalità ma da un più inafferrabile fil rouge esistenziale che li tramuta in specchi che si riflettono a vicenda, così che ognuno diventi la materializzazione delle sconfitte e dei mostri del passato dell’altro.

Quell’uomo in più del titolo fa riferimento non solo a una tattica di gioco, ma riveste anche un ruolo metafisico più ampio: c’è forse davvero un uomo in più nelle vite di questi due uomini, e a uno di essi tocca uscire di scena perché l’altro l’abbia vinta sulla sorte avversa e possa, grazie alla distruzione dalla parte negativa rappresentata dall’altro, continuare a risalire. E forse quel ruolo è da sempre spettato alla parte vitalistica del duo, animato da una forza positiva e convinta, da quell’arte di arrangiarsi disperata ma inaffondabile che è tipica di un certo luogo comune campano.

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Sorrentino può permettersi di giocare e riprendere anche gli stereotipi di una cultura ma rifondendoli in parte con le leggi del noir – più sfumate qui rispetto a “Le Conseguenze Dell’Amore”, mostrando però già quella stoffa stilistica, quella particolare originalità visiva (splendido nel finale il carrello intorno alla rete dell’aeroporto che si innalza poi in un’unica inquadratura a svelare uno dei misteri del film) che ritroveremo nel secondo film e nei successivi e che – da quel che si può intuire dal trailer – pare sia alla base anche dell’imminente trasferta americana, “This Must Be The Place“.

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