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Bello e insensibile

“La Bussola D’Oro” è “Il Signore Degli Anelli” in versione cine-panettone. Ovvero la dimostrazione che, nonostante gli scintillanti luccichii appropriati alla visione natalizia, in Italia assieme al cappone non si consumano altro che comicità da quattro soldi e tette da quattro mila euro. Il blockbuster di Chris Weitz, difatti, al botteghino non ha ottenuto i frutti che ci si sarebbe potuti aspettare, visto l’ingente dispiegamento di forze (economiche) e il seme di una saga fantasy di primo livello. L’arbusto che nasce dal primo dei tre capitoli di “Queste Oscure Materie” di Philip Pullman perde gran parte della sua meravigliosa complessità, da un lato per necessaria semplificazione cinematografico, dall’altro per manifesta incapacità di ordire una trama coesa e intensa.

Chris Weitz procede per mirabile visu e stordisce con un continuo susseguirsi di eventi che si scatenano all’improvviso, rotolano a valanga e si interrompono a metà strada, scomparendo in un baluginio di polvere magica. Si rimane affascinati dalla visione ed estremamente intrigati da quella che, si intuisce, potrebbe essere la favola fantasy che sottende questa nuova trilogia dell’immaginario, almeno tanto quanto si rimane interdetti dall’apparire e scomparire inconsulto di personaggi che fanno il loro ingresso, lanciano profezie apparentemente insondabili e si nascondono dietro una caratterizzazione a dir poco flebile.

Fanno eccezione a questa regola la protagonista Dakota Blue Richards (Lyra) e l’algida Nicole Kidman (Mrs. Coulter), che si scontrano però in un rapporto che avrebbe potuto costituire intenso dramma nella narrazione e viene invece, almeno in questo episodio, trascurato come il più insignificante dei conflitti protagonista-antagonista. Miglior sorte tocca invece alla (discussa) visione dell’oscurantismo messo in atto dal potere di fronte all’illuminismo dei protagonisti, che rimane l’unico tema forte costellato dai meravigliosi fuochi d’artificio che, nonostante tutto, appagano estremamente il nostro sguardo curioso.

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