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L’altra faccia dell’amore

“Ho voluto fare “La Peau Douce” proprio per dimostrare che l’amore è qualcosa di molto meno euforico ed esaltante. L’ho fatto quindi in risposta a “Jules e Jim”: ci sono le menzogne, il lato sordido, la doppia vita. È un film da incubo”. Ecco come Truffaut risponde ai fischi che hanno accolto la pellicola a Cannes. A chi si aspettava una replica giovane e anarchica di un amore folle, François risponde col più banale dei triangoli: marito-moglie-amante del marito.
Un intellettuale francese si innamora di una bella hostess. La moglie non sopporta il tradimento. I dubbi dell’uomo si riversano in un’autoanalisi. Perché non riesce a voler bene né alla moglie, né all’amante?
Non fa stupore e non fa commuovere, una storia del genere. Ma il regista ce la racconta come per poterci portare coi piedi a terra. “L’amore è meno esaltante”. E si potrebbe pensare che nemmeno lui creda a ciò che dice. Altrimenti non si spiegherebbe il sentimentalismo pieno e sincero delle sue opere. Il titolo italiano sottolinea ancor di più quella banalità fischiata. Quello originale “La peau douce” poteva invece staccare per un attimo dal realismo forzato del triangolo borghese.
Si rimprovera a Truffaut la mancanza di umorismo, un velo di frivola leggerezza che avrebbe potuto cambiare le tonalità del film e sfumare la sua prevedibilità.
Ma non c’è umorismo, né alcun tentativo. Ci affidiamo all’intento del regista, perdonandolo solo perché con la sua strepitosa carriera ha saputo nettamente recuperare.

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