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  • La Canarina Assassinata

    Diretto da Daniele Cascella

    Data di uscita: 26-09-2008

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Qui non è Hollywood

In realtà in questo caso non è la canarina ad essere assassinata, ma il cinema stesso. O almeno ci provano tutti i personaggi che popolano questa sfoglia cinematografica a infliggere un colpo mortale alla settima arte, anche se con quale esito non possiamo certo rivelarlo in questa sede.

Il regista pugliese Daniele Cascella mette in gioco tre livelli metacinematografici in un film per cinefili che parla di un regista in lotta per realizzare il suo film per cinefili. In conclusione, possiamo dirlo senza svelare nulla, appare la troupe che sta girando la pellicola appena terminata, da cui il terzo dei livelli.

In un continuo di riferimenti ai maestri riconosciuti, da Truffaut a Hitchcock, Cascella narra la storia di Franco, con tutta probabilità il suo stesso simulacro, regista che potremmo definire fallito, alle prese con un produttore pescecane e una situazione a dir poco d’emergenza nella quale cercare di girare il suo primo vero film.

Perché, in realtà, Franco ne ha già girato uno, di lungometraggio, che però non è mai uscito né in sala né in tv. Perché lo ha fatto, allora? Sono domande come questa e come “Ci sono persone a cui manca tutto e noi stiamo qui a girare un film?” che costellano la vicenda e affiancano un’ironia spesso molto pungente nell’evidenziare i difetti e la corruzione del cinema italiano. Soldi, raccomandazioni, mancanza di ideali e di capacità di sognare, tanto per dirne alcuni. Forse il cinema, allora, è già morto e riposa nella bara che fa da sponsor, oppure si può dire non sia mai nato, finché non arriva al pubblico.

Chi glielo fa fare a Franco, insomma, di girare un film che non vedrà mai nessuno e lo farà ricordare soltanto a qualche cinefilo? Forse farebbe meglio a vivere spensieratamente la sua vita e farsi ricordare dai suoi cari, gli consiglia Remo Remotti, nei panni del Maestro.

Il cuore de “La Canarina Assassinata” è tutto qui, si tratta di una fotografia scattata dall’interno del piccolo cinema italiano stesso. E chi non fa il regista, per mestiere o per diletto, non si annoierà di certo a oscillare tra un’ironica commedia degli equivoci e un giallo d’annata mai troppo scontato. Come dice la iena Pif, ora si capisce perché in Italia siamo famosi per il neo-realismo e non per i blockbuster: qui non è Hollywood.

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