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I dolori della giovane G.

Dal romanzo storico di Amanda Foreman sulle sventure sentimentali e familiari di Georgiana Spencer (amichevolmente soprannominata G.), settecentesca Duchessa di Devonshire, Saul Dibb trae una pellicola sobria e piacevole, senza pesantezze ma anzi agile e briosa. Aggettivi strani, forse, per una storia gonfia di tristezza e sofferenza: il pregio più grande del film risiede però proprio nel riuscire ad essere drammatico ma non patetico, saturo di tensioni e dolore ma senza eccessi sentimentali.

Il racconto procede svelto, tiene vivo l’interesse senza compiacersi troppo dell’eleganza degli ambienti e dei costumi, così Georgiana viene percepita dallo spettatore non come un’eroina tragica e combattiva dalle qualità eccezionali ma più semplicemente come una ragazza vittima dell’educazione che le è stata impartita, una giovane donna che commette errori spesso irreparabili e che non è capace di liberarsi dalle spietate regole sociali impostele dalla famiglia.

Georgiana, malgrado lo spirito vivace e l’intelligenza acuta e brillante, non è una ribelle: accetta con entusiasmo il matrimonio combinato con il Duca di Devonshire salvo pentirsene quando scopre che l’uomo non è il cavaliere romantico che lei ingenuamente si aspettava.

“La Duchessa” non mette in scena sentimenti assoluti, più semplicemente narra gli umani, prosaici dolori di un gruppo di personaggi costretti a vivere in un ambiente e in un’epoca che, nonostante i privilegi economici e sociali, non permette loro di compiere libere scelte di vita.

Così la sfortunata Georgiana gradualmente matura, rinuncia alle gioie dell’innamoramento, impara ad amare i bambini che fanno parte di quella che oggi si chiamerebbe “famiglia allargata” e assume pienamente su di sé i doveri di madre e di donna di alto rango.

Una storia di sconfitta, ma vissuta con semplice dignità dalla nobile protagonista e filmata senza troppi spargimenti di lacrime.
La leggerezza dell’insieme è forse accentuata anche dalla non eccelsa profondità interpretativa di Keira Knightely che dà alla sua Georgiana simpatia, energia e un brioso fascino moderno, ma non è in grado di andare oltre una rappresentazione elementare delle emozioni vissute dal personaggio; il resto del cast è però più incisivo, dal già citato Duca Ralph Fiennes a Charlotte Rampling come madre di Georgiana, passando per Hayley Atwell nei panni dell’amica/nemica Bess.

Un film in costume scorrevole e onesto, dunque, senza eccessive raffinatezze di scrittura o di regia ma anche, fortunatamente, senza fronzoli e forzature: non indimenticabile ma compatto e gradevole.

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