Home > Recensioni > La Famille Wolberg

È tutto sotto controllo…

Non è antipatico, Simon Wolberg. Non si accorge di manipolare gli altri. Semplicemente pensa di sapere cosa sia meglio per tutti e quindi di avere il diritto di comandare a bacchetta i suoi familiari – dei quali esige di sapere ogni cosa, anche se evita accuratamente di essere altrettanto franco con loro – e addirittura gli abitanti del piccolo paese di cui è sindaco, nelle cui vite si permette di intrufolarsi senza un minimo di pudore.

Il problema è che la piccola fortezza che si è costruito e che cerca di difendere con tutte le sue forze sta per esplodere: il padre vedovo non accetta di assumere il ruolo che gli compete di triste vecchietto, la moglie ama un altro, la figlia adolescente lo detesta e progetta di andarsene di casa e il figlio minore ha stretto amicizia lo zio girovago che gli ha messo in testa idee folli come quella di imparare a suonare la chitarra. Come se non avesse già abbastanza problemi, Simon scopre di avere un cancro ai polmoni.

Un film classico sul crollo di una famiglia della perfetta borghesia – un “American Beauty” molto più malinconico – che ha al centro l’unico personaggio che si aggrappa disperatamente al mondo che ha costruito, mentre un vero e proprio ammutinamento familiare rischia di spazzare via tutto.

Nonostante sia un insopportabile rompiscatole, non si può fare a meno di prendersi a cuore le vicende di Simon, che si intuisce essere così soffocante solo perché a sua volta profondamente infelice, spaventato dalla libertà che gli crollerebbe addosso se fosse costretto ad uscire dalla gabbia che si è costruito.

Proiettato nell’ambito dell’iniziativa “Cannes e dintorni” di Milano.

OneLouder

Un film intimista, sottotono ma non noioso, con personaggi ben delineati e bravi attori. Dialoghi a volte un po’ troppo aulici, ma tutto sommato gradevoli. Scorre veloce e finisce prima di quanto si vorrebbe, anche a causa di un finale aperto che lascia un po’ perplessi.
Anzi, perplesse, visto che nella sala c’erano quasi esclusivamente donne. Non nego che il film possa piacere anche agli uomini, ma, onde evitare rappresaglie, il consiglio è di non trascinarveli dietro con l’inganno mentre puntano speranzosi alla sala dei “Transformers”.

Pro

Contro

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