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I fantasmi di Venezia

Venezia continua a liberare fantasmi dal passato. Spettri di metri e metri di celluloide impolverata, sbiadita e dimenticata, destinati a vagare per anni negli scantinati della Cineteca Nazionale tornano letteralmente a nuova nuova luce grazie della retrospettiva “Questi Fantasmi”, portata avanti per il secondo anno dalla direzione della Mostra del Cinema. Ad essere salvato dall’oblio, al secondo giorno di proiezioni in laguna, è la Fiamma che non si spegne di Vittorio Cottafavi. E questa volta non ci si limita a “liberare” solo una parte del cinema italiano, ma anche una parte della storia della mostra del cinema di Venezia. Il film è infatti un vero e proprio ritorno di fiamma per Cottafavi, regista destinato a rimanere in un cassetto di cui sembrava aver buttato via la chiave per aver presentato sessant’anni fa questo film in Mostra. La critica e il pubblico del ’49 non gradiscono affatto la storia eroica, quasi epica, di una dinastia di carabinieri per vocazione, dominata dalla figura di Salvo D’Acquisto, a soli cinque anni dalla fine della Seconda Guerra. Le immagini riportano alla mente drammi e paure ancora non rimosse del dopo 8 Settembre, quando i tedeschi del Raich, gli “amici” diventarono nemici. E la vicenda del brigadiere dell’Arma che prese il posto di venti persone rastrellate per rappresaglia dalle SS nel Settembre del ’43 sembra avere troppi punti in comune con quella delle Fosse Ardeatine. La presa di posizione politica dell’epoca stroncò la carriera del regista, che nonostante questo, dimostra di conoscere il mestiere e saper raccontare una storia, anche se con tempi che sembrano avvicinarsi più al teatro che al cinema. Scelta che si allinea perfettamente con una narrazione di sentimenti più che d’azione fino a sfociare in un finale onirico e quasi favolistico. Forse adattato proprio per prendere le distanze da una vicenda storica così drammatica e ancora presente.

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