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La Fine Del Mare

Quante storie racconterebbe il Mar…

…se si sapesse leggere le scritture delle onde.
Il Mare, che tinge il porto e le persone di quel blu malinconico che cela i pensieri. Todor (Miki Manojlovic) è un marinaio straniero che si occupa di svariati traffici, ha i capelli scuri come i suoi occhi e un volto che riflette ogni singolo giorno vissuto sull’acqua.
Durante una commissione gli viene consegnata una cassa, non vedendo arrivare nessuno a ritirarla decide di aprirla: una ragazza. La porta a casa, lei è priva di sensi; al suo risveglio ha inizio la sua storia fatta di speranze, di lotte e incomprensioni, e di piccoli dialoghi ermetici che possono parzialmente ricostruire il passato di questa giovane che vuole assolutamente raggiungere la Francia. Nilofar il suo nome, una bellezza paragonabile ad un quadro di Munch, carnagione pallida, grandi occhi tanto turbati e angosciati da nascondere le sue ferite, lunghi capelli scuri, che come le onde incorniciano il suo corpo, e una voce melodiosa che crea movimento nella sua malinconia.
Di questo film è apprezzabile la scelta stilistica di rendere tutto cianotico,attenuando la luce del cielo con la nebbia e la storia con angoli bui e lunghi tempi di ripresa, che si prestano a far da riparo per le anime tormentate dei protagonisti; inoltre è pregevole il lavoro della fotografia, così poetica e artistica da sembrare una sequenza di quadri, molto ricchi di particolari e drammatica oscurità, pur ricordando troppe volte lo stile di Greenaway o del più visionario Fellini.
La storia di per sé è piuttosto semplice, è un film tecnico più che espositivo. Trieste, e in particolar modo il porto vecchio, vengono delineati romanticamente, quasi a voler rivestire di simbolismo un luogo nevralgico, che vede il continuo scambio di vita e di storie, e che vede il mare come posto in cui racchiudere i segreti.

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